Non so da cosa derivi. Non so se dalla atavica passione di mio padre, toscano di origini lombarde tornato a Milano in età adulta, il quale andava (e va) cercando origini di vecchi nomi e di vecchi edifici lùmbard, fotografando muri cadenti e cascine in disuso. Non so se sono quelle atmosfere di quando lavoravo di notte, in fabbrica, ad avermi instillato l'interesse per siffatti luoghi dall'ambiente spettrale e irreale. O forse quella suggestiva visione che mi accompagna da quasi trent'anni - sin da piccolo e ancora oggi - di quel rudere cadente (un setificio? Una cartiera?) che si affaccia sulla provinciale Arosio - Canzo appena arrivati dalle parti di Caslino d'Erba.
Fatto sta che amo i ruderi. Industriali specialmente anche se non in modo esclusivo. Stare soltanto a guardarli e a respirarne la storia. O sentirne il rumore dei tempi andati nel silenzio che li avvolge.
Poi succede che - per caso o per fortuna - m'imbatta in questo sito grondante fascino in ogni sezione. Esplorazioni e fotografie, storie e cronologie di decine di luoghi dismessi e abbandonati in Italia e in Europa. Qualcuno di questi oggi non esiste più se non in questa brillante testimonianza.
Lui, l'autore del sito, gira il mondo, fotografa, esplora, riporta e scrive. VN seduto ad una scrivania che di buono ha soltanto l'aria condizionata a due metri, guarda e legge, invidioso e ammirato. Sperando di vedere - e di leggere - ancora molto di più.
"C'è il brusio della mattina, un quarto dopo le nove. Dovrei lavorare giù nella vigna ma invece me ne sto qua con una mia cara amica guardando il sole tra i suoi capelli.
Io raccolgo i grappoli dalle colline fin giù al mare, i campi di Francia sono casa per me, però oggi starmene qui è il miglior posto in cui essere, non potrei andare da nessun altra parte.
E mentre scivoliamo tra un abbraccio e l'altro come fossero gesti familiari, rifletto tutti i miei sogni sulla sua faccia come fosse ancora prima dell'ultimo giorno di quel giugno 1934.
Appena fuori Cambridge in una stretta strada di campagna, una Bentley color verde bottiglia avanza nella pioggi, gira e si ferma un attimo dietro l'angolo, poi tira dritto di nuovo dirigendosi verso un ingresso.
Le luci del party scintillavano sui campi, dove gli amanti e quelli che ballano guardano i fuochi d'artificio e discutono d'attualità puntando i piedi in un mondo che non voleva più saperne di guerra.
Ma un refolo di vento estivo soffiava nelle strade, tra le orme nei vicoli, tra i ricchi nelle loro lenzuola di seta. E l'Europa giace addormentata, lo senti dai suoi battiti che attraversano il pavimento nell'ultimo giorno di quel giugno 19...
On the night that Ernst Roehm died voices rang out in the rolling Bavarian hills and swept through the cities and danced in the gutters, grown strong like the joining of wills. Oh echoed away like a roar in the distance in moonlight carved out of steel singing "All the lonely, so long and so long; you don't know how I long, how I long. You can't hold me, I'm strong now I'm strong stronger than your law"
Adesso siedo qui sulle rive del Reno, pucciando i piedi nella fredda corrente del tempo. E so che sono un sognatore, so che sono fuori luogo rispetto alle persone che vedo intorno.
Una coppia mi passa accanto, sono così carini, le braccia reciprocamente attorno all'altro, puntano verso i boschi. A loro non importa chi era Ernst Roehm, e non c'è motivo per cui debba importar loro, è solo un ombra sospesa in aria
Ma ho creduto di vederlo lì tra le colline con un intero esercito di fantasmi alle sue calcagna e lì per lì sembrava vivo come prima, nell'ultimo giorno di quel giugno 1934."
Al Stewart - "The Last Day Of June 1934" in "Past Present and Future" (1973)
La notte tra il 29 e il 30 Giugno 1934 - Nacht der langen Messer, la Notte dei Lunghi Coltelli - Ernst Roehm, capo delle SA, il gruppo paramilitare del Partito Nazionalsocialista, viene assassinato insieme ad altre (ufficialmente) 76 persone a Monaco di Baviera, dove Hitler li fece radunare per trarli in inganno. Tutte le persone uccise facevano parte dell'entourage di Roehm, il quale rappresentava l'ala socialista del partito, vista allora come potenziale ostacolo all'ascesa definitiva del Partito Nazista. Da quel giorno Hitler, spalleggiato dai fidati Himmler (di fatto l'esecutore della strage), Goebbels e Goering, non avrà più rivali né opposizione interna. Da quel giorno egli sarà per 11 anni, l'incontrastato e incontrastabile Fuehrer come la storia oggi ce lo riporta.
How happy is the blameless vestal's lot!
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind,
Each pray'r accepted, and each wish resign'd.
-- Alexander Pope
Che succede se si mettono insieme a far film un estroso sceneggiatore, Charlie Kaufman (autore del geniale Essere John Malkovich), e un regista sospeso tra il sognatore e il visionario, Michel Gondry (L'arte del sogno)? Succede che ne viene fuori un prodotto che - sebbene ormai datato - è tra i migliori che mi sian capitati di vedere negli ultimi tempi: "Se mi lasci ti cancello", come lo hanno incomprensibilmente chiamato i traduttori, reputando che lo spettatore italiano non fosse all'altezza di affrontare il poetico titolo originale (perchè?), "The Eternal Sunshine of a Spotless Mind" appunto, citazione del "Eloisa to Abelard" del settecentesco poeta britannico Alexander Pope, autore amatissimo dal Kaufman.
La mente immacolata in questione è quella di chi si sottopone agli interventi di una clinica specializzata in "rimozioni selettive di memoria": la tecnica permette di eliminare completamente dalla memoria i ricordi relativi a una specifica persona, permettendo così al paziente di alzarsi una mattina senza avere più alcun ricordo di un tal uomo o di una tal donna. Perfetto per dimenticare una donna o un uomo che ci ha fatto soffrire, no?
Poi però succede che magari le persone cancellate riappaiano per altre vie, succede che non si sia certi di quello che si è fatto o di quello che si sta facendo. Succede che, forse, era meglio lasciar tutto come prima. O, forse, che è stato meglio così, immacolati per ricominciare da zero: si rifaranno gli stessi errori o è una opportunità per ricominciare?
A chi guarda spetta l'ardua sentenza.
C'è chi non vuole darsi per vinto. Per nulla. E pensare che il celebre Omero abbia semplicemente sbagliato - o meglio ancora, inventato - una o più location delle peregrinazioni del suo Ulisse ad alcuni proprio non va giù.
A Itaca Ulisse aveva casa, atteso da Penelope. E l'Itaca di Omero era - la descrive così - piatta, senza declivi o promontori. Poi c'è l'Itaca di oggi, quella che invece piatta non è. Fatto che ha sempre portato a pensare che il buon Omero si fosse sempre sbagliato. O si fosse inventato tutto di sana pianta, dando a un'isola che non aveva mai visto una conformazione orografica che esisteva soltanto nella propria testa.
Che importa, dopotutto, perchè dover pensare che una storia, una odissea, come quella di Ulisse sia per forza ambientata in luoghi reali, che possiamo vedere oggi tal quali? La mia personalissima risposta è: nulla, non me ne importa nulla.
Ma c'è chi non si fida, e vuoi per amore di scienza, di letteratura o forse di semplice notorietà prende compasso e cartina e ci spiega tutto.
Robert Bittlestone, che di mestiere fa il consulente d'affari, ha capito tutto. O almeno così dice. Itaca non è un'isola, è una penisola. Paliki è il suo nome, e si trova a Cefalonia. E se è una penisola lo si deve ai frequenti terremoti che sconvolgono le isole dei vari arcipelaghi ellenici di tanto in tanto. E' una teoria come tante. Tuttavia, come ha riportato qualche giorno fa "Il Sole 24 Ore" una multinazionale olandese al soldo di imprese petrolifere e minerarie, la Fugro Group, ha messo a disposizione le sue macchine scandagliatrici per tre lunghi anni affinchè si possa far luce su questa teoria. Cose che costano un sacco di soldi. E tutto perchè? Ancora Il Sole riporta una dichiarazione del Bittlestone: "Siccome nessuno è mai stato in grado di trovare Itaca, la gente crede che l'"Odissea" sia una storia del tipo "Il Signore degli Anelli". Ora dimostreremo che Itaca è un posto reale".
Excuse me?!?
1) Dove sarebbe il problema nel considerare l'Odissea un progenitore del genere Fantasy?
2) Lorsignori finanzieranno costose ricerche per dimostrarci che esistevano giganteschi individui con un occhio solo? E le sirene, Mr. Bittlestone, dove sono le sirene?
In attesa che qualcuno finanzi la ricerca delle Terre di Mezzo, rimango in attesa di risposte.
E se volete saperne di più su questo progetto (che al di là dell'ironia e delle palate di denaro investito ha anche i suoi spunti interessanti, non lo nego), cliccate qua.
"Non puoi possedermi perchè appartengo a me stesso. Ma dato che noi entrambi lo desideriamo, ti do tutto ciò che è mio da darti.
Non puoi comandarmi perchè sono una persona libera. Ma io ti servirò in tutto ciò che la tua vita richiederà e il miele sarà ancora più dolce se verrà dalle mie mani.
Ti prometto che il tuo sarà il nome che io griderò forte nella notte, e tuoi gli occhi saranno quelli ai quali sorriderò al mattino. Ti prometto il primo morso dalla mia carne e il primo sorso dalle mie labbra. Ti prometto il mio vivere e il mio morire, ripartite allo stesso modo nella loro importanza.
Sarò scudo per la tua schiena e tu per la mia. Non ti diffamerò e tu non lo farai a me. Ti onorerò più di chiunque altro e quando litigheremo lo faremo in privato e non racconteremo agli estranei le nostre angosce.
Questa è la mia promessa di matrimonio. Questo è il matrimonio degli uguali"
"Queste promesse le fai al sole e alla luna, al fuoco e all'acqua, al giorno e alla notte. Con queste promesse tu giuri, agli Dei cui voi gente giurate, di essere pienamente compagni, l'uno dell'altro.
Se uno perderà il carico, l'altro lo raccoglierà. Se uno screditerà l'altro, il suo stesso onore sarà cancellato, generazione su generazione, finché non riparerà ciò che è stato danneggiato e non ritroverà ciò che è stato perso. La promessa del Primo Grado soprassiede tutte le altre.
Doveste fallire nel mantenere questo giuramento che avete dichiarato oggi, gli elementi stessi vi raggiungeranno.
E vi distruggeranno."
No, non sono impazzito. E' una promessa di matrimonio celtica reperita sul web (la promessa del First Degree, che tuttavia la mia ignoranza non vi può spiegare nel dettaglio) e legata al ciclo di racconti su Fionn Mac Cumhail che mi è piaciuta tantissimo. Il darsi l'un l'altro imponendo il concetto del "non mi comanderai" e l'appartenere a sé stessi.. Poi ok, c'è quel tocco cruento dell'officiante che augura il peggio del peggio in casi di ripensamenti ma suvvia, erano altri tempi...
Per una volta lascio stare le parole e lascio sul blog qualche immagine. Cosa unisce queste immagini? Saint-Exupery e Lione. Lione è la città Natale del celebre e romantico aviatore francese e per ricordarlo nel 2000 l'amministrazione cittadina ha inaugurato un piccolo, grazioso, monumento: nemmeno troppo in vista su un lato di Place Bellecour, su un alto parallelepipedo - su cui sono intagliate frasi tratte dal racconto, spighe e stelle - siede Antoine de Saint-Exupery con alle spalle, in piedi, il piccolo principe, la sua mano posata sulla spalla del "padre". Tra le frasi scritte sulla base mi piace trascrivere questa:
On ne voit bien qu'avec le coeur, l'essentiel est invisible par les yeux
A Saint-Exupery Lione ha dedicato anche l'aeroporto e la stazione TGV: normale e di scarsa importanza verrebbe da dire. Di norma sì. Diventa invece di rilievo quando la struttura che contiene sia l'aeroporto sia la stazione è un gioiello di architettura contemporanea. Inaugurata circa un decennio fa, l'opera dell'architetto spagnolo Santiago Calatrava mi ha lasciato senza parole. Quindi senza aggiungerne altre eccone due scatti.
L'inverno più freddo che si ricordi fu nel 1709, il mare quasi gelava a largo delle coste di Francia, in terra di Nettuno, e bagnava la spiaggia della perduta città di Dunwich. Si dice che si possano ancora sentire le campane della chiesa mentre risuonano tra le onde.
Venite tutti voi, o principi mortali, ovunque voi siate, dal Re Sole di Francia allo Zar di Mosca: prestate attenzione a Carlo di Svezia, il Leone del Nord, che sulla screpolata terra d'estate col suo esercito s'è fatto largo. Io ero là in mezzo agli altri, ho sentito gli squilli di tromba, ho visto i portatori di stendardi dispiegarli sulla piana polacca. Quelli che si misero contro di noi furono presto spazzati via: potranno avere i numeri ma è Carlo che avrà i giorni.
Oh angeli guardiani ovunque voi vi troviate ora, raggiungetemi quaggiù e sostenete la mia anima
Ci siamo fatti strada per la foresta, abbiamo attraversato correnti gelate, davanti a noi i nemici cadevano come fossero miseri mormorii in un sogno. E ci bruciavano la terra intorno mentre la neve si avvicinava. E le braccia dell'inverno ci prese mentre s'infuocava la lotta contro il vento. Attraverso le corti d'Europa giunse voce dall'Est che i Re fossero venuti alle armi e che fosse Carlo ad aver conosciuto sconfitta. Scossero le loro teste e si chiesero come fosse potuto succedere. Ma furono le notti senza riparo che misero la parola fine su di me. Oh angeli guardiani ovunque voi vi troviate ora, raggiungetemi quaggiù e sostenete la mia anima
Adesso Carlo ha riparato in Turchia, lasciando i suoi uomini lontani e marceranno verso Mosca come prigionieri dello Zar. Avessi saputo l'estate scorsa cosa so adesso non avrei mai messo piede in questa desolata e amara terra.
Oh angeli guardiani ovunque voi vi troviate ora, raggiungetemi quaggiù e sostenete la mia anima
L'inverno più freddo che si ricordi fu nel 1709, il mare quasi gelava a largo delle coste di Francia, in terra di Nettuno, e bagnava la spiaggia della perduta città di Dunwich. Si dice che si possano ancora sentire le campane della chiesa mentre risuonano tra le onde.
[Per la cronaca: la guerra è la Seconda Guerra del Nord, che vide la Svezia di Carlo XII combattere l'alleanza tra Russi, Danesi e Norvegesi per il dominio sul baltico. Dunwich è una città nota nel medioevo per essere uno dei porti più floridi di tutto il nord. Abbarbicato sulla costa oceanica nella contea del Suffolk, UK, un violento uragano e il franare delle coste nel XIV secolo ne decretarono l'inizio il declino: una leggenda narra che nella città vi fossero ben 50 chiese. Tutto questo è la traduzione, a tratti libera ma non troppo, di una canzone mai pubblicata e stupenda di Al Stewart: "The Coldest Winter in Memory" appunto]
"In un mondo mutevole e ormai privo di verità rassicuranti, in cui non esiste né Dio né Satana, non esistono vere punizioni né premi, né Paradiso né Inferno, e neppure una pratica tangibile della giustizia o un codice morale di riferimento, in un mondo in cui i matematici affermano che due più due non fa necessariamente quattro - è forse di qualche conforto pensare che la tavola periodoca degli elementi offre delle certezze." [Peter Greenaway]
Otto personaggi si sono mossi nelle stanze del museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce, a Genova, nel passato weekend. Otto personaggi, i Figli dell'uranio, provenienti da epoche differenti che interagivano raccontando le loro storie, uniti da un unico filo conduttore: l'uranio, appunto. Già, perché secondo Greenaway l'uranio e la sua scoperta ha sconvolto per sempre irrimediabilmente il corso della storia. Otto attori hanno interpretato Isaac Newton, fondatore della scienza moderna; Joseph Smith, il fondatore dei Mormoni che cercando l'oro scoprì proprio l'uranio; Madame Curie, che scoprì e studiò approfonditamente il fenomeno della radioattività; Einstein, fondatore delle teorie sulla relatività; Oppenheimer, che sviluppò la bomba atomica pentendosene pubblicamente; Krusciov, leader dell'Unione Sovietica durante la guerra fredda; Gorbaciov, personaggio chiave del "disgelo" tra le grandi potenze nucleari di allora; George W. Bush, uomo ossessionato dalle armi di distruzione di massa altrui e proprie. Otto personaggi che si si sono mossi in modo indipendente nelle otto stanze insieme agli spettatori, i quali sono obbligati a cercare il loro filo conduttore, a inseguire i personaggi, a seguire i colloqui surreali tra Bush e Kruscev, tra Madame Curie e Joseph Smith. E non è cosa semplice, perché si ha sempre l'impressione di perdersi qualcosa, si ha l'impressione di perdersi il fluire delle loro storie. Personalmente ho dovuto vederlo due volte per riuscire ad avere un'idea (pallida) dell'intreccio delle loro storie e ho l'impressione nemmen troppo vaga di essermi perso più di qualcosa. D'altronde Peter Greenaway l'ha sempre detto: "Io credo che i film o qualsiasi opera d'arte debbano essere fatti per essere visti un numero infinito di volte. Così che uno possa ritornarci sopra più e più volte, anche non necessariamente subito, ma dopo un certo periodo di tempo e vedere non solo nuove cose ma anche vedere le stesse cose sotto un punto di vista diverso."(*) Impreziosita dall'arte calligrafica dell'artista texano trapiantato in Belgio Brody Neuenschwander, l'opera si è rivelata unica, difficile da seguire e sicuramente insoddisfaciente per chi si è limitato a seguire una sola volta le storie dei personaggi. Affascinante e irripetibile per chi si è seduto ad ascoltare Marie Curie, a ballare con Einstein, a seguire il delirio di pura angoscia e i rimorsi di Oppenheimer e così via. Da vedere e da rivedere.