Succede che uno perda il telefono. Il motivo poco importa. Ma succede.
Succede che dopo eventi del genere uno voglia continuare ad avere il suo numero. Succede spesso, anzi.
Così si inizia la solita trafila. Noiosa. Ma - di solito - efficace. E in poco tempo, et voilà, ecco riattivata la sim ed eccoci di nuovo attivi.
Forse.
Perché a volte succede che non sia così.
Come mai? "Eh, gentile utente, sarà la scheda che è corrotta, se ne faccia dare un'altra. La ringraziamo di aver chiamato."
Secondo giro: niente. "Eh, gentile utente, ci scusi sa, ma l'opratore precedente, assunto da poco, ha riattivato la sim che le è stata rubata. Gliela risospendo. Torni al punto vodafone e riattivi la sim ultima che le han dato. La ringraziamo di averci contattato."
Terzo giro: è la volta buona. "Sì, gentile utente, ma sa, in caso di furto le procedure sono diverse. Ma ora è tutto a posto. Ci penso io. Ah, ma non sarà l'ultima sim ad andare, sarà quella che le hanno dato prima e che le avevan detto che era corrotta. E' tutto chiaro? La ringraziamo di averci contattato."
Tutto chiarissimo: niente. "Eh, gentile utente, le hanno di nuovo riattivato la sim che lei ha smarrito. Ma non si preoccupi. Io gliela risospendo, lei va in un punto vodafone e si fa riattivare la sim. Ma non quella che si era corrotta, no no, quell'altra, e vedrà che andrà tutto a posto. La ringraziamo di averci chiamato."
Gentile Vodafone, mi sa che domani mi faccio un numero TIM.
Che il 2008 cinematografico sia stato un anno piuttosto povero dal punto di vista delle commedie mi era abbastanza chiaro. Che gli americani vadano in brodo di giuggiole tutte le volte che vedono cartoline di paesaggi e scorci europei mi era altrettanto chiaro.
Come si possa rifilare, tuttavia, un Golden Globe (per i quali a dire il vero non ho mai avuto grandissima considerazione, anche solo per la notevole quantità di premi assegnati) come miglior commedia dell'anno al poco più che mediocre Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen è cosa che mi sfugge nella maniera più totale. Dovrei compiacermene e dire che non si finisce mai di stupirsi, ma non riesco a non confessare di essere rimasto letteralmente a bocca aperta.
Ringrazio il Corriere per la deliziosa notiziuola secondo cui uno dei tre virus che assaliranno migliaia e migliaia di persone quest'inverno è stato appena isolato qualche giorno fa.
Bene.
Quindi ciò che mi fa stare rinchiuso in casa da una settimana intera - no, giusto per saperlo - che diamine sarebbe?
Significa che rischio con tutta tranquillità di prendermi anche questa benedetta australiana e le sue sorelle?
Oh, come sono felice. Già a me piace tanto il Natale...
Cambio di playlist. Era logora e stantìa. Nemmeno mi ricordavo più cosa ci fosse.
La nottata di domenica al Black Hole per il Dark Day è stata notevole: gente numerosa, facce note - quasi familiari per quanto io sia sempre stato un frequentatore saltuario - che non vedevo da un po' troppo tempo..
Ho frequentato - lo ammetto - entrambe le sale: quella più classica (che spaziava dal dark al gotico al post punk etc..) a quella - my guilty pleasure - più da dance floor spinto (Harsh ebm, industrial). Sala, quest'ultima, in cui - dopotutto - se ti fai prendere dal ritmo e - soprattutto - capita anche di essere più o meno da soli (i ringraziamenti li ho fatti in privato) per qualche ora si passano dei momenti più che degni di nota tra se stessi, la musica, i propri pensieri e nessun altro con la assai gradevole sensazione che il tempo voli.
Ma la nottata mi ha fatto tornare molta voglia delle serate di un tempo, quelle del Rainbow prima e dello Zoe (il primo Zoe) poi. E siccome la playlist di cui sopra era appunto polverosa e arrugginita l'ho cambiata mettendoci un po' di quel flavour che la serata m'ha lasciato (no, cioè, lo so che gli Interpol sono recenti, ma ascoltandoli non se ne accorge *quasi* nessuno).
Sperando di ripetere la partecipazione ad un evento del genere magari prima del 2013.
In fila tre brani:
1) Interpol - Evil
2) Joy Division - Decades
3) Killing Joke - Love Like Blood
All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy. All work and no play makes VN a dull boy...
Il quotidiano Libero nell'edizione di venerdì 24 propone un articolo a dir poco agghiacciante.
Apparentemente il problema è serio, si parla di malattie: quella in questione si chiama Adhd (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, Disturbo da Iperattività e Deficit di Attenzione) e colpisce solo negli USA 9-10 milioni di statunitensi. Se ne parla in maniera grave e si elencano i sintomi: scarsa attenzione, impulsività, disorganizzazione, tendenza a perdere le cose, tendenza a rimandare gli impegni, labilità mnemonica, difficoltà a portare a termine un incarico. Le persone affette - continua l'articolo - si possono riconoscere in maniera inequivocabile dal fatto che i fogli sulla scrivania e i files nei computer si mostrano terribilmente disordinati.
Altro che Alzheimer, quindi, la descrizione lascia pensare che diverse persone senza nemmeno rendersene conto siano affette da grave patologia. Tanto che l'FDA, l'ente di controllo sugli alimenti e sui farmaci statunitense, ha già approvato farmaci in grado di combattere questo problema.
Poi si scopre altro.
Si scopre che i poverini spesso dimostrano di "avere senso artistico, intuitività, empatia, inventiva, capacità di provare entusiasmo e di appassionarsi alle cose". Non solo, ma i poverini in questione spesso si mimetizzano nella società cercando lavori che nascondano la loro malattia. Che tragedia: mi raccomando, curiamoli.
Ironia a parte lascia esterrefatti sapere che le differenze caratteriali e comportamentali debbano essere curati irrita e non poco: sa di standardizzazione e di omologazione. Perché se è vero che i sintomi di cui sopra se portati all'estremo rischiano in effetti di essere un problema, ho ragione di credere che i numeri di tali casi estremi siano ben diversi e che chi abbia la scrivania in disordine non sia da mandare in analisi o da imbottire di farmaci. E mi chiedo a chi possa giovare tutto questo allarmismo: voglio liberarmi dal troppo facile cliché dei produttori di farmaci che istigano al consumo dei loro prodotti e voglio invece provare a pensare che forse è un modo attraverso il quale qualche corporazione americana si è trovato per inventare nuovi lavori e nuove opportunità a chi prima non ne aveva, facendo di una semplice caratteristica personale, così sgradita alla gente pignola e noiosa, un disturbo da curare.
Per fortuna l'articolo mi regala anche sorrisi involontari: si dice infatti che gli adulti afflitti da questo disagio sviluppino tra varie tendenze autolesionistiche una naturale inclinazione al divorzio: grazie, ma da chi ha "capacità di entusiasmo e di appassionarsi alle cose" me lo aspettavo. Eccome.
Disordinata, non editata, senza didascalie né keywords, confusa e incomprensibile come peggio non potrebbe essere, ecco - finalmente per la gioia di tutti - l'inutile album di foto relativo a Boston. Ci mette un po' a caricarsi, abbiate pazienza [ad usum populi: se cliccate sulla foto o sul link sopra, magari l'album riuscite ad aprirlo).
E per eventuali delucidazioni, chiedete pure.
Seguiranno, forse, ancora più confusi e inutili album riguardanti New York e P'town.