[29/04/2008 @ 12:16]   [books]

CORONADO

Nel profondo sud, si vive di qualsiasi cosa. Quello che c'è, anche se questo significa sparare ai cani, per mestiere. Poi c'è la tipa che hai sempre sognato, il tipo tornato dalla guerra che se la scopa ma che poi sposa un'altra. E il riccone di turno, quello che ha sempre avuto tutto, che si sposa la tipa. E quella tipa, a te che spari ai cani per sopravvivere perchè sai farlo e lo fai bene, piace un sacco ma sai che non sarà mai tua, perchè la vita non ti ha mai dato niente di bello. Poi però anche il lavoro dei cani finisce e ti ritrovi senza fare un cazzo, nessuno che ti vuole e nessuno che ti da un lavoro.
Ti han sempre detto che eri strano anche se nessuno sembrava mai farci troppo caso. Però mica tutti possono farla franca. Mica tutti possono dire e fare quello che vogliono e scopare con chiunque.
Perchè "In the world, 'case you haven't noticed, you usually pay for your sins. And in the South, always." E tutti - infatti - pagano. Always.

E' la prima delle 5 storie più un adattamento per il teatro contenute in Coronado, l'ultimo libro del bostoniano Dennis Lehane, noto ai più per essere autore di Mystic River e Gone Baby Gone.
In questo libro, ad oggi inedito in Italia, cinque racconti ci portano (quasi) tutti nel profondo sud, in cui le persone sembrano percorse tutte da una sottile follia sempre alternata da momenti di lucida riflessione: come quella che attraversa la mente del protagonista di Gone down to Corpus dopo i suoi propositi di vendetta devastatrice.
E tutti disperati, cui la vita ha tolto qualcosa - la libertà, l'amore o la ragione stessa - o non ha mai dato nulla, nemmeno una identità certa come nel caso di Bobby, il protagonista di Until Gwen. E tutti inevitabilmente finiscono per perdersi e non ritrovarsi mai.
Senza nessuna speranza.

"When hope comes late to a man, it's a dangerous thing. Hope is for the young, the children. Hope in a full-grown man [...] well, that kind of hope burns as it dies, boils blood white, and leaves something mean behind when it's done".

  [commenti (3)] [link]

[02/04/2008 @ 11:11]   [music, books, science, random thoughts]

SHABDA

[Tre minuti e cinquantasette secondi. E le casse sono accese]

Diversi secoli fa, in Asia: nel Madhyandina, parte del Libro Bianco dello Yajur-Veda, appare una parola che i traduttori in tempi molto recenti identificheranno con Dio: quella parola è Shabda.
Altrove i più insigni sacerdoti della religione Vedica identificano Shabda con il discorso, la parola, ed è eterno.

[I momenti di estasi, ci insegnano gli asceti, possono durare giorni. O possono durare solo pochi, miseri, indimenticabili secondi, come ci insegnano le nostre emozioni]

Da lì all'accezione esoterica il passo è breve: Shabda diventa "il Suono continuo vibrante del creato" che può solo essere ascoltato dall'orecchio interno.
Mettendo insieme la tradizione e l'esoterismo, qualcuno sostiene che quel suono di sottofondo del creato sia nientemeno che Dio Stesso.

[Quanto sarà rimasto ancora? Due minuti e trenta secondi?]

VI secolo a.c.: un greco di nome Pitagora, geometra, matematico, numerologo e astrologo sostenne che il movimento dei corpi celesti  che ruotavano intorno alla terra nelle loro sfere, erano scandito attraverso rapporti coincidenti con gli intervalli musicali.
20 secoli più avanti, Occidente medioevale: quello che Pitagora aveva intuito era comunemente diffuso e ben noto con il termine di Musica Universalis. Keplero ne fece il concetto fulcro del suo Harmonices Mundi:

"I movimenti celesti non sono altro che una continua canzone a molte voci, percepite non dalle orecchie ma dall'intelletto, una musica immaginata che descrive scenari nell'incommensurabile flusso del tempo"
.

1054 d.c.: esplode una supernova nella nebulosa del granchio, costellazione del Toro, 7000 anni luce da qua, 70 milioni di miliardi di chilometri. Al suo posto resta una pulsar, in rotazione su se stessa al ritmo di 30 giri al secondo. Il derviscio celeste nella sua danza emette onde radio ad ogni suo giro e sulla terra i radiotelescopi ascoltano il suo sussurrare eterno.

Nel vuoto - questo è certo - il suono non si propaga, di musica non ce n'è. L'armonia - quella della mente dello shabda vedico o quella celeste di Pitagora e Keplero - è infinita e costante nel tempo e nello spazio. E noi, capaci solo di sparigliarla non appena possibile, almeno godiamocela, o cerchiamo di farlo, grazie a chi attraverso la musica cerca di ricomporla per noi.

On Air: Shabda - Mike Oldfield (Music Of The Spheres - 2008)

 

  [commenti (3)] [link]

[06/03/2008 @ 14:34]   [music, books]

SWEENEY TODD - IL DIABOLICO BARBIERE DI FLEET STREET

Un Barbiere esiliato da un torvo giudice londinese, fa ritorno dopo 15 anni in patria per mettersi sulle tracce di moglie e figlia e per cercar vendetta personale.
Si canta nell'ultimo film di Tim Burton, dall'inizio alla fine. E lo fanno tutti, dal protagonista Johnny Depp alla Signora Burton (Helena Bonham Carter). Il film - tratto dall'omonimo musical scritto da Hugh Callingham Wheeler e musicato da Stephen Sondheim - ne esce visivamente cupo, Londra è grigia e fumosa in ogni sua parte con le rare eccezioni del sangue - che scorre a fiumi - e del buffo barbiere simil-italiano (Sacha Baron-Cohen), e il premio Oscar alla scenografia (a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo) pare pienamente meritato.
Anche la rappresentazione della trama, riadattata per il grande schermo da John Logan (Il Gladiatore, The Aviator) lascia soddisfatti, e lo sviluppo dell'intreccio - sopra le righe come si conviene ai personaggi in gioco - regge e lascia spazio ad un finale non banale.
Ciò detto non posso non notare un paio di pecche evidenti. Non sono, lo ammetto, un grande amante di musical in generale, tuttavia quel che mi è parso è che la musica in sè - benchè vincitrice di un Tony Award (l'equivalente dell'Oscar) nell'anno del debutto teatrale - sia piuttosto piatta, monotona e mancante di spunti particolarmente interessanti. Inoltre uno dei pezzi più lunghi - durante la ricerca della figlia del barbiere appena trasferita dalla casa del giudice - è a dir poco mortifero.
Tutto sommato un bel film, dunque, migliore - dal mio personale punto di vista - della bella-a-vedersi ma stucchevole Fabbrica di Cioccolato, dal quale però deve stare alla larga chi non ama il musical e chi non ama i tipici toni cupi di Burton. Per gli altri sarà un diabolico piacere.

Piccola curiosità: nel 1979 vinse il Tony Award come miglior attrice teatrale la grande Angela Lansbury proprio per aver interpretato in Sweeney Todd la protagonista, Mrs. Lovett. Ora, ce la vedete la sciùra Fletcher fare la medesima parte della Bonham-Carter?! Agghiacciante...

  [commenti (5)] [link]

[28/02/2008 @ 11:17]   [books]

PEOPLING THE PALACES - RIPOPOLARE LA REGGIA 
by
Peter Greenaway

5 stanze popolate da 100 personaggi. Nella Reggia di Venaria Reale, a Torino, dall'ingresso fino alle Sale di Rappresentanza, il Marchese e la Marchesa di Caraglio, il cuoco, i lavapiatti, i cacciatori e gli araldi tra gli altri raccontano la vita di corte diretti dal regista inglese Peter Greenaway (I Misteri dei Giardini di Compton House, Il Cuoco, il ladro, sua moglie, l'amante, I racconti del Cuscino). Sui muri delle 5 stanze vengono proiettati i personaggi che si raccontano, parlano di intrighi, usanze, segreti e virtù.
E così la visita alla Reggia diventa occasione anche per fermarsi ad ascoltare la vita di corte di quattrocento anni fa. A dar vita ai personaggi troviamo volti noti: Ennio Fantastichini, Ornella Muti, Martina Stella, Alessandro Haber, Matteo Sbragia, Luciana Littizzetto e Piero chiambretti tra gli altri. Ne esce un bellissimo affresco vivente, godibilissimo da vedere, interessante da ascoltare in quanto non didascalico (come ci si potrebbe aspettare da una rappresentazione in un luogo del genere) ma grondante vita vissuta dell'epoca.
Molto riusciti in particolare i pezzi delle cucine, in perfetto stile Greenaway, in cui un cuoco tiranno narra le attività principali delle cucine e i gusti dei Marchesi, la Sala della Caccia, in cui durante le 24 ore rappresentate in un'unica immagine proiettata a 180° tutti i protagonisti della caccia raccontano la loro passione. A richiamare il pubblico poi è stata soprattutto la partecipazione di Luciana Littizzetto, che nella parte di una Nobil Signora spettegola sui partecipanti al ricevimento della corte sabauda.
Alla mostra fa seguito la pubblicazione del catalogo edito da Volumina: lì i 100 personaggi vengono fotografati uno ad uno e così ognuno di loro finisce per essere un quadro. Accanto ad ogni foto, in italiano e in inglese, il personaggio molto brevemente racconta e si racconta. Un acquisto che è valso la pena fare.

Ricordate. Non si vive
senza aria per tre minuti
senza acqua per tre giorni
senza cibo per tre settimane
senza amore per tre anni.
Tre più tre più tre più tre fa dodici,
il numero di mesi in ogni anno per il resto della vita.
(il cuoco, nelle cucine della reggia)

Per saperne di più (mettete in pausa il radioblog!):

  [commenti (2)] [link]

[12/02/2008 @ 12:34]   [everyday life, books]

INTO THE WILD

La trama, tratta da un romanzo basato sulla vera storia di Christopher Johnson McCandless, è cosa ormai nota anche a chi il film non lo ha visto: un acculturato e benestante ragazzo georgiano in crisi di identità, cerca il senso della propria vita nella solitudine della natura con l'Alaska come meta finale. Troverà per strada persone diverse, luoghi impervi e le bellezze della natura. Troverà infine anche l'Alaska. Infine...
Into the Wild è stato ben visto e ben voluto un po' da tutti. Il film effettivamente è suggestivo, e le spericolate avventure del ragazzo vagabondo, sempre col suo solare sorriso sulla faccia offerto con disinvoltura ad ogni viandante insieme a stralci di filosofia e pillole di vita solleticano l'immaginario dello spettatore, che in quella stessa fuga dalla vita di ogni giorno un po' ci si vorrebbe trovare. E la regia asseconda questo sentimento in maniera del tutto sublime, regalandoci ogni meraviglia di questo percorso, negli alti e nei bassi, nella gioia e nei dolori.
Però, tolta la suggestione, cosa rimane? Rimane da chiedersi il perchè raccontare la storia di Chris McCandless. Perché devo arrivare a 2 ore e mezzo di film per arrivare a scoprire che la felicità va condivisa? Perché dovrebbe farmi riflettere sui grandi temi dell'esistenza, la scelta di uno squinternato e sprovveduto presunto-bohemienne incapace di affrontare i problemi in casa propria? E ancora, chi non si è posto gli stessi problemi che il film stesso pone - il rapporto con la società, l'individualismo, la voglia di affrontare se stessi in un ambiente che non sia quello della casa natìa - ?
Se lo scopo del film fosse il mettere in guardia dal ragionare (e comportarsi) come il protagonista, un senso lo avrebbe. Peccato che già il libro parla del McCandless in toni apologetici, e Sean Penn purtroppo non cambia molto il tono. E nonostante il finale sia poco da inventare - il protagonista aveva già pensato da solo a scriverselo - il film comunque riesce a chiudersi dispensando indulgenza.

*** (Warning: Spoiler!) ***

Ma chi è Christopher McCandless? Chris è un ragazzo come tanti altri, con i suoi molti problemi e le sue alterne fortune. Vive in una agiata famiglia georgiana, ha un pessimo rapporto col padre e un buon legame con madre e, soprattutto, sorella. Ottiene una laurea, e pare abbia molti interessi, tra cui un amore infinito per le opere di scrittori come Thoreau e London. Chris, che mal sopporta le imposizioni della società, molla tutto, regala 25000 bigliettoni in beneficenza, e senza un soldo, una cartina, vestiti, kit di primo soccorso e quant'altro una persona con tutta la voglia di libertà di questo mondo ma con un minimo di cervello si porterebbe dietro parte verso il nord, verso l'Alaska (salvo arrivarci dopo qualche deviazione su suggerimenti altrui). Gira, vede gente, fa cose, finché - giunto alla meta - trova un autobus usato da cacciatori di passaggio e vi si stabilisce.
Stufo e denutrito, dopo due mesi cerca di tornare indietro, ma il torrente che superò ad inizio primavera nel frattempo è diventato un fiume in piena. Morirà di fame (e non coadiuvato dall'avvelenamento come mostra il film) dopo avere scoperto che cacciare non è la cosa più semplice di questo mondo. Quello che non aveva scoperto (chissà perché, poi) è che, dopo avere fatto centinaia e centinaia di miglia per arrivare fin lì, a sole 6 miglia il fiume poteva essere attraversato, e poco più in là una autostrada. Ma forse sarebbe stato troppo un divagare dalla ricerca del suo Io interiore...
Accadeva nel 1992. Cosa è rimasto oggi? Quello stesso autobus, rimasto lì dov'era, oggi è meta di un continuo pellegrinaggio di ammiratori ed emulatori, per la scarsa gioia delle guardie forestali locali. Che nell'ultimo decennio hanno visto moltiplicarsi le persone che come McCandless cercano di sopravvivere in condizioni estreme.
A cercare cosa? Non c'è abbastanza solitudine nella vita di tutti i giorni? Da cosa si fugge? Da chi si fugge? E soprattutto, perché fuggire? Perché decidere di non affrontare un problema per quello che è? Solo per cercare sé stessi? Qualcuno dice "son ragazzi". Ci sono ventunenni (a questa età il Nostro partì all'avventura) che si ammazzano cercando il senso della vita in un tozzo di pane. "E allora?" - direte voi - "son scelte". Scelte più che legittime. Purché non ci si faccia una apologia e purché non si faccia passare quel modello come eroico, ché di eroica ha solo la follia.

  [commenti (19)] [link]

[17/12/2007 @ 10:49]   [books, lucifer s garden]

MAGISTERIUM

Negli Stati Uniti, la Lega Cattolica e l'Associazione dei Diritti della Famiglia si sono lanciate all'attacco de "La Bussola d'Oro", primo film di una trilogia tratta da "Questa Oscura Materia" dello scrittore ateo britannico Philip Pullman. La cosa sorprende poco: è chiarissimo l'intento anti-religioso (dichiarato) del film. In un mondo qualunque in una galassia qualunque, una organizzazione (il Magisterium) è incaricata di vigilare su tutto e su tutti per il bene comune: tra le loro attività c'è quella di preoccuparsi del rapporto tra i bambini e il loro "daimon"(*), l'animale psico-simbionte che accompagna ogni uomo durante tutta la propria vita, e che questi non si avvicinino mai al mistero della "polvere" che permea l'universo. Riusciranno i nostri eroi (una bimba con una bussola d'oro, i Giziani dell'acqua, le Streghe, un Orso guerriero) a sventare i loschi piani del magisterium?
Non ci vuole un genio a pensare al Magisterium come la Chiesa (ogni chiesa, in verità), al Daimon come il libero arbitrio e la storia come il tentativo di manipolare le coscienze dei bambini per far sì che crescano come mamma Chiesa vuole.
 E' curioso notare cosa abbia spinto l'autore stesso del libro a scivere questa trilogia: "I hate the Narnia books, and I hate them with a deep and bitter passion". Quindi i libri sono stati scritti spinti da un sentimento contro la trilogia di Narnia del cristianissimo scrittore nordirlandese C.S. Lewis (qualche riferimento è peraltro piuttosto evidente). E alla prova cinematografica, Pullman stravince: La Bussola d'Oro è ben fatto e ben riuscito, leggero e appassionante, molto più del primo capitolo de "Le Cronache di Narnia" un po' scialbo nonostante la sempre meravigliosa Tilda Swinton.
Ciò che però è curioso notare in tutto questo, è che il boicottaggio delle associazioni cristiane americane al film dimostra che le invettive di Pullman sono del tutto giustificate perché queste associazioni si comportano esattamente come il Magisterium ideato da Pullman, ovvero vigilare su ciò che va rimosso o meno dalla vista dei bambini "per il loro bene".
Per il bene di tutti sarebbe il caso che tali Associazioni si levassero dalla vista nostra e di quella di tutti, lasciando che i bambini vadano a vedere un film che - ai loro occhi - sarà solo una divertente avventura.
E adesso mi toccherà leggermi il libro...

(*)daimon è la parola greca che è passata in italiano ad indicare il "demone", ma che in realtà per i greci non aveva affatto la valenza negativa della nostra lingua. Il "Daimonos" infatti era considerata come una sorta di intelligenza, un'anima che ognuno portava con sé e che poteva essere buona o cattiva.

  [commenti (5)] [link]

[19/03/2007 @ 12:55]   [books]

I MANOSCRITTI DI BORGES

Sabato, al Palazzo della Permanente, a Milano.
In mostra libri antichi, esposti da collezionisti e rivenditori da tutto il mondo.
Basta passare in rassegna pochi stand e si incrocia quello di un espositore americano, bostoniano per l'esattezza ma non me ne ricordo il nome, il quale mette in bella mostra due pezzi emozionanti. I manoscritti di "La biblioteca de Babel" e "Tlon, Ukbar, Orbis tertius" di Jorge Luis Borges. Ero vicino al cadere vittima della Sindrome di Stendhal.
Erano in vendita. Il prezzo? 550.000$ il primo, 600.000$ il secondo. Che sarà mai...

  [commenti (7)] [link]

[16/12/2006 @ 11:24]   [books]

LA COPULA E LO SPECCHIO

In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani. In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani. In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani. In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani. In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani. In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani. In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani. In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani. In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani. In un suo racconto Borges dice che la copula e lo specchio sono "abominevoli" perché moltiplicano le cose all'infinito, si tratti di conigli o di esseri umani...

  [commenti (2)] [link]

[VENTNOIR]
Agnostico, radicale, sognatore.
Ma, soprattutto, nero e senza zucchero.

Agnostic, libertarian, dreamer and - most important - black with no sugar.
[CATEGORIES]
[ARCHIVE]
[LINKS]
[COMMENTS]
[COUNTER]
*loading*
[CONTACTS]
[CREDITS]
Layout: ©BlackVelvetRose.
Photo: ©mire ©idiosyncratic0ne
©brandonwitzel.
Brushes: ©juuichi&insomniac&magic-box.