Di fede nei VNV Nation ne ho sempre avuta molta. Sono (anche se dovrei dire "è") tra i pochissimi che durante tutto il corso della loro carriera sono riusciti a farmi piacere quello che nel corso degli anni han prodotto, dal miracoloso Burning Empires ai più tranquillo Matter and Form.
L'attesa quindi era ben giustificata. Il titolo poi (Of Faith, Power and Glory) e la monumentale copertina avevano oltretutto messo una certa acquolina.
Il primo ascolto è stato a dir poco sconfortante. Succede - dico io - quando ci sono grandi aspettative si può esser delusi. Poi si approfondisce, si riascolta, si studia. E il buono - ogni tanto - viene fuori.
Ma qua no. Noia assoluta. Nessuno può dubitare delle qualità di Ronan Harris e della sua abilità di miscelare suoni elettronici e di arrangiarli come pochi siano in grado. Ma la realtà è che anche il fan numero 1 dei VNV è costretto ad ammettere che si trattta di gran lunga del peggior lavoro del gruppo nella loro ormai ultradecennale carriera. C'è solo noia, tutto già sentito, tutto molto piatto, non un picco, non un barlume. Neanche brutto, neanche fastidioso. Ma piatto e senza passione alcuna. I tentativi di ricreare morbide ballate (From my Hands) come lo furono le bellissime Illusion o Endless skies fallisce miseramente, quelli di creare suoni più industriali (Art of Conflict) fanno provocano solo un certo imbarazzo se paragonati con pezzi del passato. Si salva soltanto Tomorrow Never Comes, della quale non sarebbe male poter disporre a breve di qualche buon remix.
***
Are you ready for revolutions ?
Are you ready for transgressions ?
Are you ready to lose control?
Are you ready to lose control with me?
Poi cerco di riprendermi da cotanta noia, infilo gli auricolari e carico sul lettore qualcosa di diverso, che magari riesca a provocare un sussulto. E si scopre - per puro caso - qualcosa di molto vicino a un capolavoro.
I Die Form (francesi nonostante il nome germanizzante a ricordare il movimento Bauhaus) fanno musica dal lontano 1977 e sono arrivati all'album numero 20 (se non li ho contati male) della loro carriera. Un percorso che ho sempre ascoltato con un orecchio solo, piacendomi qua e là, senza avere mai suscitato chissà quali entusiasmi.
Ma Noir Magnétique, questo il titolo del lavoro, accalappia l'attenzione dopo pochissimi secondi. Elettronica "matura", mai banale, mai ridotta a semplici loop pulsanti, mai che strizzi l'occhio al dancefloor eppure in certi casi - volendo - anche ballabilissima. Da segnalare soprattutto Voltage Control System, prima - fantastica - traccia del lavoro, e Double Life. Da ascoltare e riascoltare.
Succede che uno perda il telefono. Il motivo poco importa. Ma succede.
Succede che dopo eventi del genere uno voglia continuare ad avere il suo numero. Succede spesso, anzi.
Così si inizia la solita trafila. Noiosa. Ma - di solito - efficace. E in poco tempo, et voilà, ecco riattivata la sim ed eccoci di nuovo attivi.
Forse.
Perché a volte succede che non sia così.
Come mai? "Eh, gentile utente, sarà la scheda che è corrotta, se ne faccia dare un'altra. La ringraziamo di aver chiamato."
Secondo giro: niente. "Eh, gentile utente, ci scusi sa, ma l'opratore precedente, assunto da poco, ha riattivato la sim che le è stata rubata. Gliela risospendo. Torni al punto vodafone e riattivi la sim ultima che le han dato. La ringraziamo di averci contattato."
Terzo giro: è la volta buona. "Sì, gentile utente, ma sa, in caso di furto le procedure sono diverse. Ma ora è tutto a posto. Ci penso io. Ah, ma non sarà l'ultima sim ad andare, sarà quella che le hanno dato prima e che le avevan detto che era corrotta. E' tutto chiaro? La ringraziamo di averci contattato."
Tutto chiarissimo: niente. "Eh, gentile utente, le hanno di nuovo riattivato la sim che lei ha smarrito. Ma non si preoccupi. Io gliela risospendo, lei va in un punto vodafone e si fa riattivare la sim. Ma non quella che si era corrotta, no no, quell'altra, e vedrà che andrà tutto a posto. La ringraziamo di averci chiamato."
Gentile Vodafone, mi sa che domani mi faccio un numero TIM.