[25/07/2008 @ 14:06]   [everyday life]

SAY CHEESE!

Alla vigilia del viaggio bostoniano, mentre scopro che molte altre persone causa dollaro debole hanno optato per gli States (specie per quegli estenuanti tour da massacranti foto-stop), mi capita spesso che mi caschi l'occhio sulle diverse offerte che i grandi magazzini stanno facendo sul peggiore dei marchingegni tecnologici che siano stati inventati recentemente: la macchina fotografica digitale.
Belle, comode, ormai accessibili a chiunque causa prezzi stracciati, sono diventate una sorta di incubo personale.
Non c'è individuo ormai che non se le porti dietro in vacanza: che siano ultrasottili, che raggiungano anche 12 megapixel (megainutili al 99% degli utenti, ma fa fiKo) costoro reputano che tutto debba essere oggetto di fotografia.
Tutto.
Fotografie con le quali torturare amici e parenti di ritorno dalle vacanze. E infatti a settembre è una tragedia.
"Ci vediamo per vedere le foto?"
Mi si gela il sangue. Interminabili minuti in cui orrende fotografie nelle quali il nulla è stato immortalato con immensa soddisfazione del fotografo scorrono inesorabili senza pause.
Se poi per disgrazia il fotografo/la fotografa avevano anche un bambino appresso, urge il diritto a richiedere l'eutanasia.
Sì perché in men che non si dica arriveranno, in rigorosa sequenza, le foto aventi come soggetto: bimbo che mangia; bimbo che dorme; bimbo sulla spiaggia, bimbo che dorme sulla spiaggia, bimbo che fa il ruttino profilo destro; bimbo che fa il ruttino profilo sinistro; bimbo che sorride; bimbo che non sorride; bimbo che sorride a metà et cetera.
E se il fotografo ha avuto la sciagurata idea di comprare l'espansione di memoria, è la fine.
E se poi scappa qualche frase di troppo, è la fine:
"Oh, ma che belle foto che hai fatto!"
"Davvero? Allora di faccio vedere anche quelle dell'anno scorso!!"

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[16/07/2008 @ 19:58]   [music, everyday life]

ONE DAY LATE

Nella cultura popolare anglosassone il 15 di luglio, St. Swithin's Day, non è un giorno come tutti gli altri. Si dice che se in quel giorno piove, allora pioverà per 40 giorni e quaranta notti.

Così recitava la filastrocca:

St Swithun's day if thou dost rain
For forty days it will remain
St Swithun's day if thou be fair
For forty days 'twill rain na mair

Da qui naturalmente si svilupparono tutte le feste in suo onore per pregarlo e onorarlo nella speranza di un buon tempo e di un buon raccolto.
Speriamo che la cosa funzioni anche per noi latini: con la giornata che c'è stata ieri, possiamo rallegrarci e preparare i futuri weekend.
Swithin (o Swithun) fu Arcivescovo di Canterbury nel IX secolo e fu sepolto - cosa anomala - all'esterno della cattedrale di Winchester. Nel 971 decisero di riportarlo all'interno, ma la cerimonia fu posposta per 40 giorni a causa delle piogge torrenziali. All'epoca, gli abitanti presero l'evento come segno dell'ira del santo che non avrebbe avuto nessuna intenzione di essere riportato al coperto.

Tra le altre cose il santo viene ricordato (non per caso) nei i versi di Al Stewart in House of Clocks (2002)

Not a word could make her stay
The East wind blows the sun away
Oh I lost her on St. Swithin's day
Oh why?

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[16/07/2008 @ 19:31]   [music]

RINGRAZIAMENTI

Commosso ringrazio la testata affaritaliani.it che ha pubblicato come editoriale di Culture/Costume il mio commento all'ultimo CD di Mike Oldfield Music of the Spheres.

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[08/07/2008 @ 14:47]   [everyday life]

IT'S JUST THE GAME THAT YOU PLAY

E adesso raccontatelo nelle scuole. E fatene materia di studio, anche per le scuole medie inferiori. Non mi importa se possa colpire, disturbare, ferire. Prima che qualche idiota moraleggi abbaiando che certe cose non si fanno, certe compagnie non si frequentano e in certi posti non ci si va.
Che ogni ragazzino impari, se proprio a casa non glielo vogliono dire impegnati come sono a cercare l'ultima Wii da regalare, di disattenzione e di cazzate si muore. E molto più spesso, anche se i giornali non riportano nulla, ci si fa male.
Che ad ogni ragazzino si dica che ci si deve divertire. Eccome. Perché dura poco e si rischia di rimpiangere il contrario. Che si incoraggino le notti brave, le sane incoscienze di cui a quarant'anni ci si ricorda con una grassa - e malinconica? - risata.
Ma che gli venga raccontato nei minimi dettagli che anche se hai 23 anni (e a un 14enne sembrano tantissimi) forse andarsene in giro per i fatti propri da soli in piena notte in mezzo ad una marmaglia di ubriaconi non è un grande affare. E che gli amici forse servono anche per evitare che certe cose accadano.

Ma a posteriori siam tutti bravi, non è vero?
Può capitare a chiunque, suvvia, a chiunque. L'unico modo per evitarlo? Starsene a casa, tanta tv, e tanta noia. E' inevitabile. Il resto è solo sfortuna, caso, posto sbagliato al momento sbagliato. E noi siamo i fortunati che ce la siamo scampata.

O forse no.

In una notte di festa, il destino, un cameriere di nome Victor e forse qualcun altro decidono di prendere una ragazza in viaggio per divertirsi. E di non renderla più.

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Ma, soprattutto, nero e senza zucchero.

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