[26/03/2008 @ 15:26]   [lucifer s garden]

SUSPENSION AND PULLING

Si apprendono molte cose vagando per internet.
Che si può stare appesi per le scapole con dei ganci infilati nella carne: questa tecnica si chiama la sospensione del suicida.
Che si può stare appesi in posizione orizzontale con i ganci distribuiti su tutta la superficie del corpo: in questo caso si parla del coma.
O che si può stare appesi per le ginocchia, inserendo il metallo ai lati di queste. Avrà anche questo un nome, ma io non lo so.
Si scopre che - piano piano - il primo raccapriccio che le foto procurano viene lentamente sostituito dalla curiosità di sapere lo scopo che sta dietro tutto ciò.
Si scopre, poi, che queste operazioni sono dettate dalla voglia di sfidare sè stessi da un lato e dalla voglia di imparare i limiti dello stesso dall'altra.
Affascinante.

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[20/03/2008 @ 15:18]   [music]

MUSIC OF THE SPHERES

A 55 anni Oldfield goes classical. Ne ha girati tanti di generi lui. Dalla sinfonia rock che lo rese celebre in tutto il mondo (e rese celebre la allora sconosciuta Virgin Records) Tubular Bells, alla musica pop che ancora oggi lo vede riproposto sulle radio e nei locali (Moonlight Shadow, To France, Foreign Affairs), dalla musica elettronica quasi pura (lo splendido The Songs of Distant Earth) alle  sonorità più stucchevolmente New Age.
Lunedì è uscito Music of The Spheres, sinfonia vera e propria stavolta. Musica classica per la quale ha dato il suo aiuto Keith Jenkins (noto ai più per avere creato il progetto musicale Adiemus).
Mi riserverò di ascoltarlo con più attenzione, ma ad un primo ascolto il disco risulta piacevole e molto "fresco": mentre gli ultimi lavori, per quanto offrissero spunti gradevoli, risentivano di indubbia stanchezza compositva, MotS sorprende da questo punto di vista per la vivacità. E sebbene qualche tema strausato in passati ritorni a farsi sentire (Harbinger), in generale il CD si lascia apprezzare per tutta la durata e si propone anche tra quelli da mettere come sottofondo durante una buona lettura o durante un momento di puro relax. Da segnalare "On my heart" (che sentirete presto qua sul blog), ma tutta l'anteprima potete ascoltarla qua.

 

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[12/03/2008 @ 16:45]   [everyday life]

BOSTON, PROVINCIA DI AGRIGENTO

Il volo l'ho prenotato.
La casa l'ho affittata.
Non fosse che ad agosto mancano ancora 5 mesi, probabilmente avrei fatto anche le valigie ma per ora è il caso di lasciarle in soffitta.
Destinazione Boston, Stati Uniti d'America. Si dice che sia la città più europea d'America. E non solo, perché la casa - presa in affitto al volo per approfittare di una buona offerta e del dollaro debole - è situata nel North-End cioè - dicono - il quartiere più europeo della città più europea d'America.
Ottimo, non sentiremo troppo la distanza. Così mi faccio una cultura e visito il sito del quartiere e vengo calorosissimamente accolto. Così (sic) :

"Benvenuti to Boston's "Little Italy"!

Welcome to North End Living where friends are amici, desserts are dolci, and Visa is the preferred method of payment since the credit card ends in a vowel!"

Perbacco, la casa è nel pieno del quartiere italiano di Boston. E vabbè, dico io, tanto ormai le generazioni sono passate, gli italiani si sono americanizzati definitivamente e nel North End c'è rimasto soltanto l'aria da ultimo residuato della vecchia Boston.
Macché.
Dopo aver verificato che esistono nella sola zona un centinaio di esercizi commerciali pronti a venderti cannoli e a servirti spaghetti all'Amatriciana, colto da impellente curiosità mi insinuo nel forum e scopro che dal mio arrivo alla mia partenza si terranno le seguenti allegre festicciole con relative processioni:

All'arrivo: Festa di Sant'Agrippina di Mineo;
Il weekend successivo: Festa della Madonna della Cava;
Il weekend ancora seguente:  Festa della Madonna del Soccorso di Sciacca.

Ch dite, tornerò dagli Stati Uniti con la valigia colma di taralli e cannoli?

A parte l'ironia, non mi dispiace affatto l'idea di immergermi anche nell'atmosfera di chi - lontano 3.000 miglia - si sente più italiano degli italiani stessi. E' un'atmosfera da film che vale la pena verificare. E poi è anche il quartere storico, quello che guarda da lontano la skyline bostoniana. Sono certo che posto migliore non avrei potuto trovare.

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[06/03/2008 @ 14:34]   [music, books]

SWEENEY TODD - IL DIABOLICO BARBIERE DI FLEET STREET

Un Barbiere esiliato da un torvo giudice londinese, fa ritorno dopo 15 anni in patria per mettersi sulle tracce di moglie e figlia e per cercar vendetta personale.
Si canta nell'ultimo film di Tim Burton, dall'inizio alla fine. E lo fanno tutti, dal protagonista Johnny Depp alla Signora Burton (Helena Bonham Carter). Il film - tratto dall'omonimo musical scritto da Hugh Callingham Wheeler e musicato da Stephen Sondheim - ne esce visivamente cupo, Londra è grigia e fumosa in ogni sua parte con le rare eccezioni del sangue - che scorre a fiumi - e del buffo barbiere simil-italiano (Sacha Baron-Cohen), e il premio Oscar alla scenografia (a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo) pare pienamente meritato.
Anche la rappresentazione della trama, riadattata per il grande schermo da John Logan (Il Gladiatore, The Aviator) lascia soddisfatti, e lo sviluppo dell'intreccio - sopra le righe come si conviene ai personaggi in gioco - regge e lascia spazio ad un finale non banale.
Ciò detto non posso non notare un paio di pecche evidenti. Non sono, lo ammetto, un grande amante di musical in generale, tuttavia quel che mi è parso è che la musica in sè - benchè vincitrice di un Tony Award (l'equivalente dell'Oscar) nell'anno del debutto teatrale - sia piuttosto piatta, monotona e mancante di spunti particolarmente interessanti. Inoltre uno dei pezzi più lunghi - durante la ricerca della figlia del barbiere appena trasferita dalla casa del giudice - è a dir poco mortifero.
Tutto sommato un bel film, dunque, migliore - dal mio personale punto di vista - della bella-a-vedersi ma stucchevole Fabbrica di Cioccolato, dal quale però deve stare alla larga chi non ama il musical e chi non ama i tipici toni cupi di Burton. Per gli altri sarà un diabolico piacere.

Piccola curiosità: nel 1979 vinse il Tony Award come miglior attrice teatrale la grande Angela Lansbury proprio per aver interpretato in Sweeney Todd la protagonista, Mrs. Lovett. Ora, ce la vedete la sciùra Fletcher fare la medesima parte della Bonham-Carter?! Agghiacciante...

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