[24/12/2007 @ 20:55]   [everyday life, random thoughts]

L'ALTRO NATALE 

Un filosofo greco l’ha detto: “Tra tutti gli dèi che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria.” (*)

Sembra proprio un classico Natale, questo. Almeno a giudicare dalla gente che nel pomeriggio della viglia calcava i marciapiedi di Corso Buenos Aires, a Milano, e ne affollava i negozi aperti. Come ogni anno sembra che tutti si riducano a far regali all'ultimo istante disponibile, salvo aver detto agli amici e ai parenti appena un attimo prima "Io? Ho finito di far regali da mesi, anzi quest'anno quasi non ne faccio". Ed eccoli lì, che non sanno più come tenere in mano i pacchetti mentre sbirciano la strada attraverso i fiocchi colorati che gli solleticano il naso. L'aria era gelida come si conviene a un giorno d'inverno. Forse meno dei giorni passati, ma quell'umidità che la nebbia si porta dietro per sua natura rendeva il freddo più pungente e più difficile da affrontare. E poi lei, la nebbia appunto. E' pur vero che Natale significa neve, ma per noi meneghini, che la neve il 25 Dicembre la vediamo quasi sempre e soltanto nei film in TV, un po' di nebbia a ricordarci che siamo nel bel mezzo di un gelido inverno non guasta mai. Tanto più che oggi la nebbia ha fatto visita anche dentro la città: piazza Loreto sembrava spettrale nonostante il traffico, e l'andirivieni di persone da una via all'altra sembrava un migrar di anime da mondi paralleli.
Ecco, un'atmosfera quasi da sogno. Perché è questo che noi vorremmo che fosse il Natale: un sogno. Un sogno che per taluni significa la famiglia unita almeno una volta all'anno, che per altri significa poter donare qualcosa, per altri cercare di dimenticare le bruttezze che la quotidianità della vita regala negli altri 364 giorni restanti.
Purtroppo per alcuni questo rimane un sogno, una illusione lontana. Rimane un giorno per ricordarsi - ancor più che negli altri - cosa significhino parole come depressione e solitudine, dolore e speranze mal riposte:
A loro più che agli altri, è il caso di rivolgere un piccolo e misero pensiero e augurare un Natale, se non un futuro, migliore dei giorni attuali.

(*)dalla terza di copertina di "La Grammatica di Dio" Stefano Benni - Feltrinelli (2007)

 

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[21/12/2007 @ 10:25]   [random thoughts]

VOICES

"Chi lo sa che faccia ha, chissà chi è..."
Ci sono attori che riconosci per lo sguardo e l'espressività, altri che affascinano per il carisma. Poi ci sono i cartoni animati. Che non sono vivi, ma che vivono dell'espressività di chi li disegna e della voce che li anima.
Poi c'è la memoria - la mia, la nostra - che ogni qualvolta sente una voce di un doppiatore la associa indissolubilmente a quel personaggio o a quell'altro.
Di certo in pochi sanno chi era Roberto Del Giudice, di meno ancora quelli che lo associano al suo volto. Ma se ad occhi chiusi lo potessimo ancora sentire a riconoscerlo sarebbero in tanti. Avrebbero riconosciuto - per la maggior parte -  Lupin III, la sua voce inconfondibile, la sua risata.
Roberto Del Giudice ci ha lasciati poco meno di un mese fa, il 25 Novembre, a 67 anni. Scompare l'uomo, e per quel cuorioso associare mentale che spesso facciamo, pare quasi che scompaiono anche i suoi personaggi (ricordo anche, tra gli altri, Miss Piggy dei Muppets, Neelix di Star Trek: Voyager) che mai potremo pensare con una voce diversa. Quali e quante qualità avesse l'uomo in vita noi non lo sappiamo e vivranno sempre nel ricordo di chi lo ha caro. Per noi ex-bimbi, ex-ragazzi, attuali nostalgici e ammiratori di quell'intelligente, affascinante e appassionato cartone animato non resta che rammaricarsi per la perdita di una voce unica che ha accompagnato, e accompagnerà, i nostri ricordi per anni.

(via antoniogenna.net, sito straordinario sul mondo dei doppiatori e delle serie tv/cartoni/tf che non finirei mai di leggere dalla mattina alla sera)

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[17/12/2007 @ 10:49]   [books, lucifer s garden]

MAGISTERIUM

Negli Stati Uniti, la Lega Cattolica e l'Associazione dei Diritti della Famiglia si sono lanciate all'attacco de "La Bussola d'Oro", primo film di una trilogia tratta da "Questa Oscura Materia" dello scrittore ateo britannico Philip Pullman. La cosa sorprende poco: è chiarissimo l'intento anti-religioso (dichiarato) del film. In un mondo qualunque in una galassia qualunque, una organizzazione (il Magisterium) è incaricata di vigilare su tutto e su tutti per il bene comune: tra le loro attività c'è quella di preoccuparsi del rapporto tra i bambini e il loro "daimon"(*), l'animale psico-simbionte che accompagna ogni uomo durante tutta la propria vita, e che questi non si avvicinino mai al mistero della "polvere" che permea l'universo. Riusciranno i nostri eroi (una bimba con una bussola d'oro, i Giziani dell'acqua, le Streghe, un Orso guerriero) a sventare i loschi piani del magisterium?
Non ci vuole un genio a pensare al Magisterium come la Chiesa (ogni chiesa, in verità), al Daimon come il libero arbitrio e la storia come il tentativo di manipolare le coscienze dei bambini per far sì che crescano come mamma Chiesa vuole.
 E' curioso notare cosa abbia spinto l'autore stesso del libro a scivere questa trilogia: "I hate the Narnia books, and I hate them with a deep and bitter passion". Quindi i libri sono stati scritti spinti da un sentimento contro la trilogia di Narnia del cristianissimo scrittore nordirlandese C.S. Lewis (qualche riferimento è peraltro piuttosto evidente). E alla prova cinematografica, Pullman stravince: La Bussola d'Oro è ben fatto e ben riuscito, leggero e appassionante, molto più del primo capitolo de "Le Cronache di Narnia" un po' scialbo nonostante la sempre meravigliosa Tilda Swinton.
Ciò che però è curioso notare in tutto questo, è che il boicottaggio delle associazioni cristiane americane al film dimostra che le invettive di Pullman sono del tutto giustificate perché queste associazioni si comportano esattamente come il Magisterium ideato da Pullman, ovvero vigilare su ciò che va rimosso o meno dalla vista dei bambini "per il loro bene".
Per il bene di tutti sarebbe il caso che tali Associazioni si levassero dalla vista nostra e di quella di tutti, lasciando che i bambini vadano a vedere un film che - ai loro occhi - sarà solo una divertente avventura.
E adesso mi toccherà leggermi il libro...

(*)daimon è la parola greca che è passata in italiano ad indicare il "demone", ma che in realtà per i greci non aveva affatto la valenza negativa della nostra lingua. Il "Daimonos" infatti era considerata come una sorta di intelligenza, un'anima che ognuno portava con sé e che poteva essere buona o cattiva.

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[10/12/2007 @ 11:47]   [music, everyday life]

QUANTE VITE AVREI VOLUTO

Ci sono persone convinte che la soddisfazione della propria vita risieda nel guardarsi indietro e dire con soddisfazione: non cambierei nulla, è tutto ciò che volevo. Ci sono persone convinte che la maturità risieda nell'accettare senza mezzi termini ciò che la vita ha offerto-regalato facendocelo bastare prendendo coscienza che ciò che si è è il risultato soltanto di ciò che siamo stati.
Forse.
Forse c'erano altre vie, qualcuna peggiore, qualcuna migliore. Forse c'è chi vive nella idea, confortante per il futuro, desolante per il passato, che ci siano mille vie da prendere ancora, o che abbiamo perso.
Ruggeri qualche anno fa ha lavorato per me, e così riassume:

Quante vite avrei voluto, quante vite avrei vissuto. Quante alternative per chi vive in una vita sola, quante prospettive per potersi innamorare ancora di altre vite, con altre vite; perchè c'è sempre un'altra vita possibile nella vita.
Quanti libri non ho letto, quante storie non ho mai sentito; quante cose non verranno mai.
E' un'avventura meravigliosa la mia vita, però c'è sempre un'altra vita possibile nella vita.

E' una avventura meravigliosa la mia vita: tra le scelte poco facili, le persone che ho frequentato e che - per loro e mia sfortuna - non ci sono più e quelle che ci sono ancora. Gli amori e le delusioni, le sconfitte con cui faccio ancora i conti e le vittorie. Non cambierei una virgola eppure cambierei tutto. E prendendo tutto con lo stesso spirito e con lo stesso coraggio, la stessa lotta e la stessa voglia di incazzarsi e di prendere i muri in faccia, sono certo che sarebbe, anche quella, una vita meravigliosa. E quella che c'è deve ancora migliorare.

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[03/12/2007 @ 10:07]   [everyday life]

LOVE NEVER DIES

Quanti anni vissuti insieme. Forse 30, forse di più, non è dato saperlo.
Otto sono quelli in cui l'ha vista perdersi. Otto sono quelli in cui ha smesso di ricordare tutti quegli anni.
Otto sono gli anni in cui lui viveva nella speranza che Lei continuasse a ricordare tutto quel tempo passato assieme. Una vita intera.
Otto sono gli anni in cui, probabilmente, il sangue gela lentamente con la paura di perdere chi si ama.
Otto sono gli anni necessari per rendersi conto che contro quella paura non si può nulla.
Non sappiamo, invece, in quanto tempo sia maturata la decisione di terminare la sofferenza, propria e altrui.

Il primo dicembre, a Prato, un sabato pomeriggio. Lui, 77 anni, entra in ospedale dove la moglie, 82, è ricoverata con un avanzato stato di Alzheimer, malattia che la ha colpita otto anni fa.
La accarezza. Le dice soffusamente parole che lei non può sentire. La uccide sparandole.

Per amore, dice lui, "l'ho fatto solo per amore".
Io gli credo ciecamente.

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