[29/10/2007 @ 14:04]   [random thoughts]

ELISABETH

Eccessivo. Magnifico. Sopra le righe. Regale. Maestoso. Stupefacente. Semplicemente apologetico.
Sono parole buone, anzi ottime, a descrivere il sontuoso Elisabeth - The Golden Age.
E non c'è da dire molto altro. Perché è come il film voleva essere ed è. Un filmcon l'intento di vedere quella che è storicamente la regina più importante della storia di Inghilterra (e forse d'Europa) come una figura quasi religiosa è marcato in ogni scena.
La beatificazione del personaggio si perpetra in scene che la confondono col divino (esemplare la scena del suo mancato assassinio, esageratamente mistica). Ed è un film  riuscito in ogni sua parte.
Poco importa se poi, appunto, tutti i personaggi tendono ad essere sopra le righe. Poco importas se l'intreccio è di spessore decisamente inferiore al primo capitolo della saga.
Importa solo lei, la Regina, Elisabeth. E la meravigliosa Cate Blanchett. Praticamente perfetta.
Tutto il resto è irrilevante.

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[24/10/2007 @ 10:16]   [everyday life, random thoughts, lucifer s garden]

NATURAL BORN FROCI

Ero prossimo a scrivere un post di uomini (nel senso biologico) per uomini (idem) ispirato da semiserie questioni che mi sono appuntato uscendo dalla palestra settimana scorsa, quando stamane altri uomini hanno catturato - con un certo stupore - la mia attenzione.
L'assessorato alle Pari Opportunità della Regione Toscana ha pensato di attuare una brillante campagna anti-discriminazione nei confronti dei gay. Benissimo - penso - qualcosa di socialmente utile. Poi vedo il manifesto della campagna. Trasecolo.

L'immagine ritrae un neonato con il suo bel braccialettino identificativo. Sul braccialettino l'inequivocabile scritta "Homosexual" (secondo il Corriere, homosexuel, alla francese, ma non si capisce da cosa lo deducano).

Trasecolo. Perché l'idea che la questione essere etero-essere gay sia ridotta ad una questione genetica mi pare imbarazzante e scientificamente fuori luogo. Perché sapere che non si deve discriminare perché è per natura che si è gay, è approssimativo: se ho rispetto per un nero ce l'ho per la persona in quanto tale non certo perchè "beh, è la natura che l'ha fatto così, me ne faccio una ragione".
Trasecolo.
Perchè in diversi paesi del mondo hanno fatto campagne contro l'omofobia assolutamente degne di nota basandosi su scelte di vita e messaggi pieni di umanità. E perchè, infine, se questa "catalogazione alla nascita" l'avesse fatta - diciamo - un assessorato in mano ad AN, lorsignori delle Pari Opportunità toscane si isserebbero sui banchi a gridare l'istigazione al razzismo.
Trasecolo.

****

Sul sempre illuminante Corriere leggo di un (presunto) stupro di massa subito da uno studente ad una festa universitaria in una sorta di appartamento-reggia situato qua a Milano, in Via Torino. Sul medesimo articolo leggo che il giovine, che avrebbe subito gravi e profonde lacerazioni(*). atterrito all'idea di potere essere stato contagiato dall'AIDS, è stato rassicurato dopo accertamenti clinici che tal contagio non si è verificato. Ohibò, com'ero rimasto indietro. Fino a qualche mese fa mi raccontavano che non era possibile avere la certezza o meno del contagio se non dopo almeno tre mesi. Ma a Milano siamo avanti: manco fosse un test per la gravidanza, il giorno dopo abbiamo già delle certezze. Oh, com'ero rimasto indietro...

(*) se qualcuno stesse sospettando che il tono sia vagamente canzonatorio e volesse darmi del cinico o dello stronzo, beh, faccia pure

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[16/10/2007 @ 17:28]   [everyday life]

ALL WE NEED IS FRIENDS

Benché talvolta si pensi che il tema della amicizia sia cosa da tredicenni avviati al casello della post-pubertà, tale argomento è cosa che dovrebbe interessare molto di più chi quel casello lo ha già varcato da anni.
Così m'imbatto in un blog che solleva la questione appunto amicizia e non riesco a trattenermi dallo scrivere un commento.
Il commento lo riporto qua, il post leggetelo dal link sopra. Succintamente, il nocciolo stava nel domandarsi se la parola amico fosse o meno un tantino abusata:

" Della parola amicizia si è sempre abusato. E si continuerà a farlo. La parola è confortante, anche il solo usarla fa star meglio. Raccontarsi che qualcuno è "un amico" è operazione di indubbio autoconforto. Poco importa se poi quell'amico non ha fatto nulla per esserlo o peggio ancora ha fatto diverse cose per dimostrarsi quasi il contrario: ci sono interessi, voglie, stati d'animo che ci faran sempre dire - di quel perfetto sconosciuto o di quell'infido conoscente - che è un amico da avere e da volere vicino.
Con buona pace degli amici veri, posti a margine del medesimo piedistallo. Se non qualche gradino più in giù. "

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[09/10/2007 @ 11:11]   [everyday life, lucifer s garden]

LA VITA LENTA DELLA PROVINCIA (MARY FOSTER)

Se si vive in una città si fa fatica a fermarsi e trovare il tempo: il tempo per parlare con chi ci è caro, il tempo per pensare alle proprie azioni prima di compierle, il tempo di dedicare a sé stessi la cura necessaria. Se si vive in provincia di tempo ce n'è. Troppo. Che sia un grosso paesone britannico come Gloucester o un paesello della bassa come Corteolona (nessun riferimento particolare), la vita scorre tra il vicinato, il solito macellaio, il solito pescivendolo, la vicina grassa che porta il bimbo a fare sport tre volte alla settimana ("oggi è giovedì, andava sempre, chissà come mai non è andata"), il postino che alle 10 tutte le mattine passa - a volte fermandosi a consegnare missive quando ci sono. E poi la sera con gli amici il martedì, la partita al bar il sabato o la domenica. Tutto c'è anche in città, ma non c'è tempo per fermarsi ed accorgersene: il vicino esce tutti i giorni per fare la stessa cosa e non ce ne accorgiamo. Tutto è più approssimativo e - forse - meno confortante per chi ha bisogno di certezze.
E non c'è tempo di guardarsi allo specchio: un male, dicono taluni.  Perché non ci si guarda mai dentro e si rischia di non trovare mai quel qualcosa che da mesi e anni ci si trascina dietro e che un giorno si scoprirà aver marchiato la nostra vita.
O un bene: perché, per alcuni, vivere nell'ignoranza di avere perso tempo, di avere buttato via un pezzo di vita e non essersi resi conto che quel pezzo ha lasciato dei solchi sul volto più profondi della tristezza che si portano appresso, è un sollievo, un rifugio, un motivo per andare avanti, procedere e non voltarsi indietro. 
Chissà quindi come sarà andata avanti la vita di Mary Foster, dove si sarà fermata, dove si sarà sospesa.
O se sarà soltanto un po' più vecchia.

[Atto I]
David Foster vive a Gloucester con la sua famiglia, lavora tutto il giorno tutti i giorni e poi va a casa per il tè.
Il pasticcio di carne e poi con Sidney giù al club a sentirsi liberi: fanno chiusura, cercano la macchina e poi a casa a dormire. Sua moglie nel frattempo è stata con Rosie a far ciaccola a casa, guardando la televisione, facendo i piatti, rammendando pantaloni ed esprimendo desideri. Poi lui le dirà "I conti sono a posto" e "non ora cara, son troppo stanco".
La vita scorre così, in provincia.
Peter Foster va a Gloucester per il suo primo giorno di scuola, s'accapiglia col maestro, vede un predicatore e gli viene insegnato a pregare. Poi, vede alcuni uccelli, impara alcune parole che sono davvero volgari da dire. Sì, sembra tutto suo padre quand'erà giovane. E il papà nel frattempo discute, tenendo duro sulla Russia:  "E poi i cinesi ci attaccheranno? Avremo bisogno degli Yankee per guardarci le spalle?" Poi, nel letto, lei sente le sue spalle, lui sbuffa e si gira dall'altra parte.
La vita scorre così, in provincia.
[Gli anelli di matrimonio arrivano tra le feste, ma l'amore si fonda sulle piccole cose "Oh, puoi ancora essere tu quell'amore? C'è qualcosa che il tempo non fa?"]
David Foster è stato promosso, è un uomo esemplare. Peter è andato nel liceo dove andò papà ed è veramente un asso negli sport e hanno anche un parcheggio privato a Huntington court.
Forse presto sarà un magistrato, si dice nel vicinato. Sì, così poi darà una raddrizzata agli scapestarti, agli sbandati da marciapiede e ai cialtroni buoni a nulla che violentano le loro ragazze sui divani. E sua moglie è proprio carina, davvero.
Anche se sembra piuttosto pensierosa, recentemente...

[Atto II]
Sono nata e cresciuta nella parte est della città, e la mia gioventù passò alla svelta, giocando dopo la scuola coi bambini del circondario nel sole e nella polvere dei vicoli. E per tutta la mia giovinezza fu tempo di guerra e per mio padre era sempre ora di andare via, così io e mio fratello sedevamo al suo fianco la sera per raccontare le nostre storie. Crebbi col tempo, i ragazzi cominciarono a cercarmi e imparai a baciare nel retro del cortile (non credo che mia madre se ne sia mai accorta) finchè non arrivò la notizia che mio padre era mancato. Allora niente più  scuola e fui mandata a lavorare mentre mia madre diventò sempre più grigia e cupa.
Un bel giorno la lasciai e andai a vivere con Billy, un sassofonista. Nel nostro attico scassato abbiamo riso e abbiam fatto l'amore, e tutto ciò che avevamo lo dividevamo. Dormivamo di giorno e giocavamo di notte, mio Dio, abbiam fatto ciò che ci pareva senza preoccuparci e fare attenzione. Passò un anno e un bel giorno mi lasciò per suonare in una terra lontana, e il sole disse ai miei occhi "Non hai un posto dove nasconderti" mentre aspettavo di dare alla luce suo figlio. Andai a vivere nel parco, la gente passava e mi fissava,chiedendosi chi m'aveva persa, finchè non arrivò un tizio a chiedermi se poteva comprarmi il pranzo.
Disse che si chiamava David Foster.
Ci sposammo quel mese, e io giurai a me stessa che in qualche modo avrei ripagato ciò che gli dovevo, preparandogli cena e pulendogli le scarpe, sì. E prendendo in giro me stessa pensando che avrei potuto amarlo. Adesso il bambino è cresciuto e va a scuola, somiglia davvero a suo padre, e David ha sepolto sè stesso nel lavoro, e il tempo tra le mie mani si è fatto pesante.
Poi i vicini, sì, loro ci sorridono mentre noi passeggiamo per strada, e fanno i loro commenti sul tempo, però ormai anche il macellaio e il panettiere consegnano le loro cose: ho smesso praticamente di uscire.
Ora vivo di fronte al mio specchio e mi fisso negli occhi, cercando di capire chi ci vedo ma sto guardando una persona che non posso riconoscere e non credo che lei mi riconosca nemmeno: ci sono segni sul volto e i suoi capelli sono un casino e la luce nei suoi occhi diventa sempre più fredda.
Al mattino non sarà cambiato nulla.. ah sì però: Io sarò ancora un po' più vecchia.

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[02/10/2007 @ 11:26]   [random thoughts]

UCCIDIAMO LA CHEERLEADER

Sarà che a me quel telefilm - che spopola ad ogni latitudine del globo - sembra la versione epilettica di X-Men scritta da un emulatore di Twin Peaks.
Sarà che - personalmente - ho sempre avuto una certa passione per gli anti-eroi.
Sarà che la moda inaugurata da Alias di mettere 7 colpi di scena a puntata la trovo narrativamente stucchevole.
Sarà che l'idea che la salvezza del mondo passi per la salvezza di una bionda fighetta gnè-gnè di antipatia sesquipedale mi irrita a pelle (ma per questo ci vuole poco).
Ma a me - quella - mi sta sui coglioni. E l'averla vista salva - per ora - mi ha lasciato alquanto in disappunto.
Uccidiamo la fighetta. Salviamo il mondo (della tv).

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Agnostico, radicale, sognatore.
Ma, soprattutto, nero e senza zucchero.

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