[29/11/2006 @ 20:07]   [lucifer s garden]

SHORTBUS


Prendete: una sessuologa che senza motivo alcuno confessa a due clienti mai visti e conosciuti di punto in bianco che non riesce ad avere orgasmi, una coppia gay di cui un aspirante suicida e l'appiccicosissimo fidanzato in cerca di terze persone per allargare i propri orizzonti e una dominatrice master frustrata principalmente per il fatto che il suo vero nome è Jennifer Aniston (sic).
Le loro storie si incrociano allo Shortbus, locale gestito dal travestito Justin Bond, in cui tutti vengono a sfogare vizi e desideri. La trama percorrerà le loro storie, per giungere facilmente ad un finale corale in cui tutto è bene quel che finisce bene.
Il film, che ha suscitato scalpore per le esplicite scene di sesso (etero, gay, autoerotismo, orge e sperma quanto basta), osannato da parte della critica (soprattutto gay) e detestato da altra, è in verità cosa davvero misera: c'è solo una gran voglia di forma, personaggi piatti e superficiali (compresi quelli che invece vorrebbero essere più approfonditi, la sessuologa e il depresso) che escono dallo schermo solo quando fanno sesso, con altri o con sè stessi, o dicono una fesseria; uno script mediocre di cui si ricorda una battuta decente e banalità colossali ( "E' come gli anni sessanta ma con meno speranze" dice il gestore dello Shortbus ammirando i suoi astanti mentre fanno sesso, ah beh...).
E' un film fatto apposta per compiacere, che ancora più dei suoi personaggi bacia il culo al popolo gay e bizarre facendo loro vedere esattamente quello che vogliono, facendoli urlare festanti "Fico!". Ruffiano e gay-commercial fino all'ultimo, il suddetto finale corale conforta tutti quanti: traditori, frigidi, depressi, etero repressi e travestiti. Al mondo c'è, per forza, un luogo per trovare la felicità e c'è un posto per tutti. Diciamola tutta, per piacere: la realtà è che i protagonisti sono boni, hanno dei bei fisici, ci sono scopate a vista e cazzi ovunque. l maitre-a-penser del frocio-pensiero di questo mondo, specie quelli più giovani, sono andati in brodo di giuggiole pensando di aver visto chissà cosa. That's all.
Ma prendiamo il film per quello che è, sic et simpliciter : una grossa scemenza senza alcuna pretesa.

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[27/11/2006 @ 00:26]   [science]

DANNATA CHIMICA

Ventnoir partecipa a un convegno. Un convegno in cui, in presenza anche di giornalisti e alunni delle scuole superiori (insomma, non esattamente per soli addetti ai lavori) si parla di Information & Communication Technology nel campo dell'industria chimica. Si parla, tra le altre cose, di come si possano mettere assieme la grande C di comunicazione e la grande C di Chimica. Giusto, giustissimo, specie per far capire alla gente che la tanta vituperata chimica è tutt'altro che cattiva.
Il moderatore, colto da tanto entusiasmo, non ci pensa due volte:
"Vero! Dobbiamo sempre portare avanti gli sforzi per unire la grande C di Comunicazione e la grande C di Scienza!".
Perbacco, anche quando di chimica se ne vuole parlare bene, i lapsus son dietro l'angolo. E va bene, se per parlarne bene la si deve nascondere sotto le più generiche spoglie di scienza, che sia.
Ma almeno quando si gioca in casa, che si faccia uno sforzo!
 

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[20/11/2006 @ 00:55]   [everyday life]

CARI VECCHI VALORI...

Ringraziamo i cellulari. E i pc. Così possiamo parlare e straparlare su società senza valori, ragazzini annoiati, ricchi bambocci fancazzeggianti che si pavoneggiano stuprando ragazzine e menando disabili.
Ringraziamo, sì.
Mica come una volta.
Mica quella arcadica società di un tempo dove tutto era più buono tutto era migliore e tutto era intriso dei cari valori che patria e chiesa inculcavano negli allora sani cittadini.
Oggi si compiono atroci nefandezze, forse, ma in galera dovremmo mandare i genitori. Perchè? Perchè non sanno insegnare le tecnologie e le buone usanze ai figli.

a) se gli dai un cellulare, ricordagli di non usarlo per filmare le vessazioni continue alla compagna di banco: se si trasforma in uno stupro son cazzi.
b) abbi la compiacenza di dirgli, se proprio capita, di non andare su youtube e far vedere quanto sei fico condividendo il filmato. E' certo: ti sgamano.
[ e già che ci siamo... c) ricordagli la storia: a far da guardia agli harem mettevano gli eunuchi. Se metti a fare il palo due 13 enni attizzati è ovvio che non stanno fuori ma guardano DENTRO se tuo figlio sta osservando col pisello in mano e i pantaloni calati l'anatomia della prof. di matematica. E lo sgamano.]

Sì cari, perchè mi sono scocciato di sentire panzane sul genere "guarda la società di oggigiorno", perchè decenni fa si attuavano su disabili e più deboli delle turpitudini inenarrabili. I bulli del paese (o del quartiere) ne combinavano di tutti i colori ai malcapitati. Chiedere a chiunque abbia memoria storica e non debba scrivere i titoli di giornali e tiggì. Ma all'epoca, i giovani virgulti ignari di tanta tecnologia, lo raccontavano al bar (raramente nei confessionali) e finiva lì.
Le stesse persone oggi sono padri di quei figli, che più ingenui di loro hanno pagato il prezzo del "progresso" facendosi pizzicare come dei deficienti. Ma non parlatemi di valori. Quelli li insegnavano i buoni genitori ai figli all'epoca come i buoni genitori li insegnano tutt'ora. E i propinatori di vecchi valori antichi e stantii si gongolano in tutte le notizie di questi giorni..
Auguri a tutti voi. Specie ai futuri genitori.

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[14/11/2006 @ 14:19]   [everyday life, books]

IL POVERO PRINCIPE

Un venerdì sera a teatro. A Milano.
Premessa #1: avere i biglietti ridotti studenti, per certi teatri, è un'impresa. Va bene che alla bella età di (quasi) 32 anni e ormai a qualche anno di distanza dalla mia laurea riesco ancora a farmi passare per uno studente del 3° anno, però...
Però non si capisce perché i biglietti debbano essere destinati a chi NON segue i corsi e a chi NON è studente lavoratore, come invece è politica del fu glorioso Teatro Carcano a Milano. Sì perché se uno vuole quei biglietti li può ritirare dal lunedì al venerdì strettamente in orari d'ufficio. E non c'è verso di farli lasciare in cassa centrale e ritirarli in altro orario.  Risultato: chi è in tesi o gli studenti-lavoratori a teatro non ci possono andare. Scelta classista discutibile ma se chiaramente espressa non avrei nulla da dire. Invece se lo fai notare al telefono ricevi oltretutto improperi da parte della impiegata di servizio.
Premessa #2: Far cominciare gli spettacoli alle 20.30, a Milano, è semplicemente imbecille. Non tanto perchè la gente avrebbe voglia e bisogno di rifocillarsi dopo una giornata passata a lavorare (la pizza del dopoteatro è sempre un classico), ma perchè uscire da lavoro, arrivare a casa in mezzo al traffico, cambiarsi, uscire, trovar parcheggio e tutto il resto rende l'arrivare in orario impresa da trapezisti.
Premessa #3: A corollario della #2, sono arrivato in ritardo (non sottilizziamo sul perchè, non è necessario).

Lo spettacolo: la riduzione teatrale di un libro adorabile "Il Piccolo Principe" di Antoine de Saint-Exupery.
Un'ora e qualche minuto. Sissignori. Alle 10 meno 10 tutti a decidere sul dopoteatro tra una sigaretta e i commenti su quanto visto.
Ma, direte voi, chissà quali artifizi, e quali abilità, sono stati sciorinati durante la rappresentazione. Nulla. Scenografie di cartapesta per una riduzione recitata a memoria (e rapidamente) come la poesia delle elementari da recitare alla mamma per far vedere quanto si è stati bravi a scuola.
Il tutto per 32 (trentadue) Euro totali a prezzo intero. 14 (Quattordici) se ridotto. Ecco, per riallacciarmi alla premessa, avessi dovuto pagare il prezzo intero sarei davvero incazzato. Parecchio.
Ciò detto, ormai non correte più il rischio di prendervi la cantonata - la tournée prosegue altrove, lontano da Milano - ma se dovesse ricapitarvi lo spettacolo sotto il naso, in un'altra città o in futuro: con 32€ comprate, probabilmente, tre copie del libro. Una la tenete per voi e - leggendola - passerete tempo migliore che non vedendo la riduzione teatrale; le altre due le regalate, così fate anche una bella figura.

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[10/11/2006 @ 18:13]   [everyday life]

FOTO DI GRUPPO

Per gentile concessione di Blades
Spero che quel signore abbia avuto almeno il buon gusto di non dire "sorridete!".
Che tristezza...

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[02/11/2006 @ 09:52]   [everyday life]

PURCHE' SIA FESTA

Prendi il 31 di ottobre: un giorno di festa in arrivo e la notte di halloween che aspetta giovani e meno giovani in voglia di festa.
Prendi Halloween: carnevale "dark" in cui tutti tirano fuori il cappello da strega e maquillage di varia natura per sembrare il più possibile in tema con la serata.
Poi, vai in un qualsiasi locale dove si balla e si beve e si usa qualsiasi scusa per attirare la gente di cui sopra.
Shakera bene e.. et voilà..

Martedì sera, in un locale alle porte di Milano (sì chiama Vertigo) si organizza una festa a tema, dicono. Dicono che ci sarà uno spettacolo a tema davvero calzante per Halloween: verranno rappresentate scene dal Rocky Horror Picture Show. E, dicono, sconti per chi entra in maschera. E allora via così, tutti trucidi, finto sangue, maschere spaventose, finti rivoli di sangue, maschi rossettati e mascarati e consimili, e si aprano le danze e si attenda lo spettacolo.
Ma sì, dai, li avete visti anche voi: questi truculenti e orripilanti individui che si agitano sulle note di Shakira e Mistique, Nelly Furtado e Rihanna (si scrive così?):  sì, veramente orrendo come la festa vuole, ammetto.
Però c'era lo spettacolo: 10 minuti in cui gli stessi di cui sopra osservavano (quasi stupiti) dei pazzi scatenati che rifacevano la mitica "Time Warp". Dopodiché via tutto: si riprende con le danze di un tipico e qualunque prefestivo.
E chissenefrega, purchè sia festa. Halloween non si sa nemmeno dove stia di casa ma Ventnoir si adegua: nel giorno in cui tutti avrebbero dovuto esser dark, anche lui si immerge nella festa e balla Bob Sinclair.

Per fortuna è finita, oggi posso tornare Dark.

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[VENTNOIR]
Agnostico, radicale, sognatore.
Ma, soprattutto, nero e senza zucchero.

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