ricordi i tempi in cui, quando eravamo giovani, attendevo fosse venerdì sera per riuscire a convincere qualche amico o amica a venire da te ad ascoltare un po' di buona musica alternativa, quella che non ci propinavano - per dire - al (ex) Propaganda? Ricordi quando smuovevi orfani di locali come il Rainbow stremati dalla solita scaletta copia-incolla prima e frustrati dalla chiusura forzata poi? Ci divertivamo io e te, e anche se come al solito io non ballavo, quelle volte che fosse capitato di ritrovarmi solo appoggiato al muro mi godevo ciò che con piacere sentivo. Rivederti in certe condizioni è stato come vedere un(')amante che non si rivede da tempo, che si ricorda nel pieno vigore mentale e fisico e che invece si ritrova stanco, cadente e senza un filo di voce. Hai seguito le orme di Zio Rainbow, regalando contentini alla massa di disperati che si rinchiudono nella saletta-camera-a-gas (intolleabile oltre i 10 minuti) e lasciando a me e agli altri quanto di più tristemente ovvio si potesse ritrovare: più puntuale del telegiornale di Raiuno alle 20, fai saltellare la gente - tutte le volte - su Blue Monday all'una, su Sweet Dreams all'una e un quarto e su Personal Jesus all'una e trenta. "Sono belle! Sono belle!" urlano dalla pista le copie dei darketti d'antan e gli originali dei figli dei panozzi allegri e felici di tanta grazia. Poi parte "Voyage Voyage" e ci si fan delle domande: ci si chiede se per caso ci fosse il dress code col Monclair all'entrata e non ci se ne fosse accorti, ci si chiede se per caso avessero invertito il volantino e la serata presente fosse "Friday night: ricordando San Babila".
Caro Zoe, ci eravamo amati, io e te. Eri un rifugio dove potevo ascoltare qualcosa di buono, fare ascoltare quel che piaceva a me ad amici vecchi e nuovi e dispiace vederti ridotto a sfilata per stravaganti individui (me compreso) come si fa in antichi party per vecchie signore: l'abbigliamento dei darketti stanno a te come sontuosi diademi e rutilanti camei stanno a vestiti e acconciature di vecchie signore che danzan trionfanti vecchi valzer viennesi in balere chic per ricordarsi di quello che fu.
Scrivimi di te e dammi notizie quando avrai ancora voglia di dirmi che sei vivo e che non vuoi più indossare le felpe della Best Company sopra i pantaloni di pelle mentre triste la matita per gli occhi ti macchia il volto.
<<Ciao vecchi amici, che coincidenza ritrovarvi, è da quindici anni che non ci incontriamo ma ancora vi riconosco. Allora dai, chiamamo qua il barista, ci riempia il bicchiere e brindiamo ai vecchi tempi, lì dove giacciono i nostri ricordi.
Ti ricordi i tempi in cui eravamo giovani? Là, giù, fuori dalla finestra nel gelo la luce della luna aleggia sulla neve a mezzanotte. Così ci mettevamo le sciarpe attorno al viso e nella notte ci si ritrovava sull'uscio di casa dove si splendevano le luci di Natale cantando canzoni natalizie mentre il nostro respiro rimaneva sospeso leggero nel chiarore.
Viene tutto fuori come fosse ieri
Sembra quasi come fosse ieri.
Ti ricordi dei cambiamenti mentre crescevamo? Lentamente, entrando di nascosto nei cinema dopo la scuola per lo spettacolo della sera o cacciando slanciate ragazze in blue-jeans per tutto il palazzo o dando un'occhiata alla pista mentre la band suonava "Hold me tight": hey guarda quella biondina là, scommetto che ci sta.
Viene tutto fuori come fosse ieri
Sembra quasi come fosse ieri
Mentre parlavamo lui stava là seduto senza dire una parola, fissando il bicchiere accanto a me. "Hey amico, dimmi, a che pensi? Il silenzio ti avvolge come un'edera. E ti ricordi di quella chiesa? Stavi lì fuori e programmavi di andare in giro per il mondo come fanno i pellegrini. Così facesti infilando il tuo mondo in una sacca di tela, andasti via per le strade con i tuoi anelli e i tuoi kerouac. Qualcuno ti vide in Nepal diverso tempo fa. Dimmi perchè distogli lo sguardo? Non hai nulla da dire?"
Ma lui disse "Non ricordo...io non voglio ricordare, anzi, ho già ricordato fin troppo. Non voglio pensare, fatemi bere qua da solo avvolto nel calore di New York. Ah, sembra che tu proprio non sappia nulla e che tu non mi capisca. Non mi abituerò mai agli abbagli del giorno d'oggi, mi avvolgono i pensieri come fosse edera. Come fosse edera."
Così lo lasciai, e andai giù per la strada dove le "signorine" mi venivano dietro, 40 dollari ognuna. Nel cuore della città le luci venivano fuori ovunque, il facchino dell'hotel canticchiava piano piano una canzone di Cole Porter...(se l'avessi cercato sono certo che se ne sarebbe andato..)
Una cartolina dal passato, una fotografia dal passato
E lontano, in una parte deserta della città, le ombre come un esercito silenzioso dirompevano dai palazzi dilagando per le strade in pozze di blu e marrone ricoprendo tutti i muri come fosse edera.
Come fosse edera.>>
(libera traduzione di "Modern Times" - Al Stewart - 1975)
Dieci anni fa, correva il settembre del 1996, su un diario cartaceo scrivevo, coadiuvato da una citazione, quanto fossi felice e del prezzo che altri ebbero a pagare per quella felicità.
Pensando a quanto ho, oggi, e a quanto sia felice scrivo sul blog queste righe e ripeto la citazione. Tutto questo passerà. Un domani questo post sarà come l'iscrizione di pietra sul piedistallo di Ozymandias abbandonata e persa tra le sabbie del deserto di Shelley. O magari già oggi sto solo immaginando un qualunque uomo sereno che scrive su un blog della propria condizione la quale ancora di più di un logoro foglio di carta è destinata a svanire.
Dopo averlo scritto, però, avrò fissato tutto questo e tra dieci anni, su un altro blog o su un altro libro mi ricorderò che dieci anni prima scrissi che dieci anni prima un ragazzo scrisse...
E qualcuno passando leggerà le mie parole e la mia citazione come fosse una sorta di memento mori, a ricordargli che - mentre scrive alla persona che ama parole di amore uniche e irripetibili e mentre ringrazia un dio per la fortuna capitatagli - domani sarà lui a pagare dazio per la gioia altrui.
Che l'indomani un uomo del tutto simile a lui gli chiederà perdono, mentre urlerà a un dio cos'avrà fatto di male per meritarsi tanta disgrazia.
Ma finchè ce n'è, speriamo che duri, almeno fino a domani.
Sono felice, sono così felice
da chiedere perdono
per questo giorno della mia felicità.
Sono felice, sono così felice
e chiedo che mi perdoni
chi ha pagato per la mia felicità.
No sarà salutare, forse. Ma dopotutto non sta a me decidere cosa lo sia e cosa non lo sia.
E dopo una sanissima grigliata - vi assicuro - non poteva esserci di meglio.
Enjoy
Lunedì mattina - si sa - è difficile per tutti e tutti si sentono più rincoglioniti del solito.
Io non faccio eccezione.
E complice il fatto di vedere troppi film tipo "Brazil", ecco che razza di dialoghi vengono fuori (che Skype sia dannato) tra un ufficio e l'altro, in un normale lunedì mattina, tra le 10 e le 11:
A.:Come va?
VN:mah, bene direi, dormito poco anche stanotte, ma ormai mi stupirei del contrario
A.:io sono un rottame ormai
VN:il servizio Riciclaggio Detriti Umani credo sia stato sospeso dal governo centrale.. bisognerà creare un parastato apposito
A.:uff e quando lo fai?
VN:Quando sarò certo che potranno riciclare anche me: entro così come sono e dalla macchina RIciclatrice esce - che so - un mazzo di fiori..
A.:io posso far uscire una farfalla?
VN:certo che puoi: nel Parastato tutto è concesso se è favorevole al Comitato Centrale. E credo che non ci sia nulla in contrario alla farfallizzazione di massa
A.:ohhh che bello
VN:credi che la macchina dovrebbe prevedere il passaggio a farfalla a partire dal bruco o già direttamente la farfalla?
A.:no no direttamente farfalla, nn voglio diventare una bruchetta
VN:Allora bisognerà compilare il modulo apposito. Mi spiace signorina ma sarà un po' più complicato
A.:ma nel modulo, posso scegliermi anche i colori?
VN:C'è il sovrapprezzo. A meno che tu non faccia parte della classe sociale PC1
A.:PorciCapitalisti?
VN:No, ParaCuli
A.:Mi deludi, c'ho la tessera onoraria!
VN:Non l'avevi segnalato sul modulo. Adesso rifai la coda.
A.:sai che ti dico... che se rinasci fiori ti vado a mettere sulla tomba di Kurt Cobain
VN:Mi sento importante. Grazie di cuore.
E sono solo due settimane che sono rientrato dalle ferie. Aiuto.
Anche se non ci sarò.
Dopodomani, venerdì 8 settembre.
Al Cantiere Delirio.
A Milano
Per gli amanti dell'elettronica nelle sue forme più varie: IDM, Synthpop, EBM, Industrial, Rythmic noise, Hard Dance.
Ed è gratis.
(info dettagliate cliccando sul flyer)
Ero convinto che scegliere i difficili cruciverboni di chiusura di "La Settimana Enigmistica" fosse uno sfoggio, seppur leggero, di nozionismo che una persona di pur minima cultura volesse regalarsi in un momento di svago nel tempo libero. Ero convinto. Perchè va bene incappare in errori - anche i creatori di cruciverba possono - ma certe grossolanità lasciano a bocca aperta.
Adagiato sulla fine sabbia di Cap d'Agde (languedoc, France, qualche report in seguito se mi va) prendo il numero del suddetto settimanale che avevo comprato appena prima di partire, lo apro e mi dedico proprio a uno di quei cruciverba testando la mia abilità da solutore.
Così, dopo essermi unto a sufficienza sotto il sole e dopo l'ultima, l'ennesima, squadrata al carnaio di ottima qualità nei miei dintorni, mi tuffo tra le definizioni e mi imbatto nella seguente:
"Vale GB a Londra"
Accidenti, dico io, che furbacchione l'autore: GB (gran bretagna) a Londra vale ancora GB (Great Britain) e la definizione è uguale alla risposta. Macchè. Coi dovuti incroci, si scopre che secondo il furbacchione GB a Londra vale UK (United Kingdom (*)).
Se mi dicesse la mia portinaia (con rispetto parlando) che Gran Bretagna e Regno Unito sono la stessa cosa, potrei accettare. Mi intristisce che un rinomato giornale di enigmistica scriva certe sciocchezze.
(*)Per chi non lo sapesse, e per chi si fosse anche sentito acculturato nel rispondere "UK", ricordo un piccolo particolare: Gran Bretagna è l'Isola britannica comprendente Inghilterra Scozia e Galles. Il Regno Unito (per esteso, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord) è - appunto - la Gran Bretagna insieme all'Irlanda del nord. Diffido l'autore del cruciverba a farsi un giro per Belfast dichiarando "Quant'è bella la Gran Bretagna!": gli abitanti del luogo non la prenderebbero troppo bene.