Non uno di meno, ho sempre sperato. Ho sempre sperato in ogni istante della mia vita di poterli vedere e ammirare. Lì, tutti: non uno di meno. Amici e amiche, amanti e amori, passati e attuali.
Ho sempre sperato che il tempo dedicato ad ognuno di essi non fosse soltanto un ricordo da gustare guardando un biglietto aereo, la ricevuta di un albergo o la maglietta che qualcuno di loro m'ha regalato. Ho sempre sperato che ci fosse lui o lei, lì, a ricordarmelo. Con le sue parole, con quei gesti familiari, col ricordo vivo raccontato da una voce ben precisa e da un volto ben preciso. Ho sempre sperato di non dover guardare indietro e scoprire i buchi neri. Quelli generati dalle persone che ci sono state, che hanno intagliato nell'anima la loro presenza e che oggi - per un motivo o per l'altro - non ci sono più.
Utopia: ideale irrealizzabile, progetto che non può avere un’attuazione pratica
Ventnoir apre la porta di casa, esce per strada e si guarda in giro. Poi, esce di sera e si ritrova con amici vecchi e nuovi a parlare di cose accadute anni fa. E nota che la gente, vecchia e nuova che sia, ride, scherza e si diverte. Nota che tra quelle persone c'è chi ha condiviso la sua vita fianco a fianco per anni. Che adesso fa altro ma è ancora lì, con lui. Insieme all'altra - splendida - gente di oggi. Poi. Poi ci sono persone - occhi blu? - che hanno voltato le spalle e hanno lasciato il nero nell'anima. Hanno fatto bene, forse. Forse hanno fatto male. Ma non ci sono. Vuol dire che le utopie sono davvero utopie. E che ogni tanto uno di meno ce ne sarà. Ma che almeno, magari scornandosi e facendosi male, ci si può avvicinare.
Non so se andrò a vedere il famigerato Codice Da Vinci. A dire il vero il libro mi è bastato e ne penso sufficientemente male per dovermi sorbire anche la versione cinematografica. Sicuramente non mi è aumentata la voglia dopo che ho letto la recensione di The Queen Mab. In compenso leggerla è davvero spassoso e invito chiunque passi di qua a prendersi qualche minuto di tempo e leggerla: credo si divertirà di più che andando a vedere il film.
C'era una volta un blog. Con una bella idea. Tre amici, Ventnoir, Mire & TheQueenMab, che scrivono un blog comune nel quale far confluire i loro istintivi flussi di pensieri. Questo blog è morto, spirato dall'inedia dei partecipanti dopo pochi mesi di vita. Eppur cose bruttissime non mi pareva averle scritte, per cui riporterò qua, a pezzi e con calma, alcune cose che ho scritto per quel blog. Sfruttando i tempi in cui nella vita di tutti i giorni sono un poco più preso. Come questi. Allora ecco qualcosa di cui, per me, sarà difficile dimenticare. Porta data del 26 Luglio 2005.
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DRIVING FORCE (or TOO MUCH SUGAR IN THE SHORTCAKE)
Svegliarsi con in testa una persona ben precisa, e sorridere. Rifare il letto con la speranza che non sarà il dormire, a disfarlo. Farsi la barba e prendersi cura di sè, aspettando che arrivi. Cucinare pensando che quel piatto lo farai anche per l*i, la prossima volta. Regalare un libro dalla carta ruvida e dal soggetto privato, con dedica. I suoi occhi mentre ti guardano, alla luce del sole. I suoi occhi mentre ti guardano, in penombra. Il pensiero dei suoi occhi mentre ti guardano, al buio. Il pensiero dei suoi occhi mentre ti guardano, quando non c'è.
Tutto questo ed altro ancora come motivo di Vita, finchè ce n'è.
NOTA BENE: le persone che agiscono di pura ragione potrebbero pensare che questo sia una appassionato et illogico componimento libero a tema amoroso. Costoro si sbagliano. E' pura e semplice Recherche - parzialmente ideale per ora - di un po' di sana Joie de Vivre. Troppo istinto?
Come preannunciato nel commento off topic al post precedente, ecco la presentazione di una serata interessante.
A Milano. Il 9 Giugno. Al Cantiere Delirio
ELECTROWORLD PARTY
Dalla presentazione degli organizzatori:
"ElectroWorld Party è la prima serata indipendente organizzata dai gestori del forum dopo una serie di apparizione come ospiti di altri eventi, il cui intento è quello di trasporre le discussioni e le tematiche trattate virtualmente in un party poliedrico in cui diversi stili musicali di “elettronica da ballo” si vadano ad intrecciare in maniera armonica.
L'obiettivo primario della serata è quello di creare un melting pot di appassionati che possano confrontarsi con diversi stili musicali abitualmente relegati in sterili nicchie dando loro l'occasione di incontrarsi e confrontarsi, fondendosi insieme ed accorgendosi di come le distanze imposte dall'abitudine o dai modi di vestire non siano poi così incolmabili.
A questo scopo i djs Volt e Gnosis proporranno delle selezioni musicali che partiranno da un preserata ambient-IDM per poi crescere con electropop ed electroclash fino al culmine della serata in cui ritmi technoidi e pulsazioni industriali fatti di EBM e rhythmic noise in tutte le loro sfumature si uniranno ad incursioni in territori hard dance (hard trance, hard house, NRG, ecc...).
L'appuntamento è per venerdì 9 giugno a partire dalle 23 al Cantiere Delirio di Via Alserio, 3 (zona Isola) a Milano, un club che negli ultimi anni è sempre stato caratterizzato da una programmazione trasversale avendo ospitato serate trance, techno, drum’n’bass, indie hip hop e breakbeat oltre ad altre iniziative come concerti jazz o cineforum e che quindi si adatta perfettamente allo spirito di questa iniziativa.
Allo scopo di far provare a tutti gli interessati o anche ai semplici curiosi questa serata dalla formula atipica e sperimentale l'ingresso sarà gratuito e senza consumazione obbligatoria."
Mi sembra invitante, magari un salto lo farò. Con la promessa che il prossimo post musicale lo faccio sul folk anni '70!
Il cacciatore di nicknames è gentile, affabile e di buon umore. E sembrerebbe anche di buon cuore. Ti dice "ti chiamo", ti dice "ti voglio", ti dice "ti desidero". Il cacciatore di nicknames, però, non vuole sapere cosa sogni, cosa guardi quando fissi le stelle o cosa ti turba quando sembri distratta. Lui, il cacciatore di nicknames, esce a cena con te e mangia con te: poco gli importa di cosa sta mangiando e non è troppo interessato ai tuoi discorsi. Si chiede una cosa sola: se questa volta gli è andata bene. Se stasera, dopo cena, si scopa.
Tu gli avevi chiesto della sua vita, del suo lavoro, di lui. Interessata alle sue abitudini, ti aveva vagamente affascinata - ti sei sentita anche un po' scema - anche per i modi in cui tagliava una pizza. Pazienza se poi ti eri pure detta che magari un giorno quegli occhi - blu? - ti avrebbero guardato ora con foga ora con dolcezza, ora con profondità, ora divertìti. Pazienza se avevi anche pensato che magari un giorno quelle mani avrebbero potuto prenderti con forza o accarezzarti. Perchè allora il cacciatore di nicknames se ne sarà già andato. Andato a cenare con la prossima, lo stesso menu, le stesse domande, i medesimi gesti e i medesimi pensieri rivolti a te. E si starà chiedendo una cosa sola: se quella volta gli sarà andata bene. Se quella sera, dopo cena scoperà.
Ma consolati: se tu l'avessi fatto salire da te, se ti fossi concessa a quelle mani e a quegli occhi - blu? - il cacciatore di nicknames sarebbe, comunque, altrove. A chiedersi una cosa soltanto.
Per una volta lascio stare le parole e lascio sul blog qualche immagine. Cosa unisce queste immagini? Saint-Exupery e Lione. Lione è la città Natale del celebre e romantico aviatore francese e per ricordarlo nel 2000 l'amministrazione cittadina ha inaugurato un piccolo, grazioso, monumento: nemmeno troppo in vista su un lato di Place Bellecour, su un alto parallelepipedo - su cui sono intagliate frasi tratte dal racconto, spighe e stelle - siede Antoine de Saint-Exupery con alle spalle, in piedi, il piccolo principe, la sua mano posata sulla spalla del "padre". Tra le frasi scritte sulla base mi piace trascrivere questa:
On ne voit bien qu'avec le coeur, l'essentiel est invisible par les yeux
A Saint-Exupery Lione ha dedicato anche l'aeroporto e la stazione TGV: normale e di scarsa importanza verrebbe da dire. Di norma sì. Diventa invece di rilievo quando la struttura che contiene sia l'aeroporto sia la stazione è un gioiello di architettura contemporanea. Inaugurata circa un decennio fa, l'opera dell'architetto spagnolo Santiago Calatrava mi ha lasciato senza parole. Quindi senza aggiungerne altre eccone due scatti.