C'era una volta il Luc Besson di Leon, di Nikita e del Quinto Elemento. C'è oggi il Luc Besson che segue con la cinepresa per le vie di una Parigi in bianco e nero la vita di André, un uomo disperato sommerso dai debiti e in perenne fuga dai suoi strozzini. E che un bel momento decide di farla finita gettandosi da un ponte sulla Senna quando... Angela, un metro e ottanta di conturbante bellezza, per motivi ignoti una domenica mattina decide, in lacrime, che è ora di morire. Come? Ovvio: gettandosi da un ponte sulla Senna. Ponte su cui - ovvio - incontra André il quale non avrà niente di meglio da fare che compiere una buona azione e salvare dalle acque del fiume la sventola che nel frattempo ha deciso di buttarsi. La ricompensa? Gustosa: lei gli promette di fare tutto ciò che lui vuole. Angela diventerà, in altre parole, il suo angelo custode.
Ma gli Angeli Custodi esistono davvero? Chi sono? Sono le persone vicine, quelle che ci aiutano ad avere fiducia in noi stessi? Quelle che ci fan sembrare le nostre paure, le nostre follie, le nostre manie più vivibili e sopportabili? O forse sono solo illusioni, dolci illusioni? Besson, in questa piccola favola metropolitana, non ha dubbi: esistono. E sono quelli che ti prendono per mano, ti restituiscono forza, joie de vivre, svegliano emozioni sopite e strapazzano vite fino ad allora grigie e inespresse. Troppo buono, Besson, troppo ottimista, magari fosse tutto così semplice. Ma incarna il desiderio e la speranza - forse - di tutti noi: il desiderio e la speranza di trovare un Angelo in grado di sopportare e farci sopportare rabbuiati passaggi di tempo o in grado di volare lieto con noi in quei giorrni in cui non si vuol altro che dispensare e condividere sorrisi. O - forse - incarna la felicità di chi guardando il film - troppo buono, troppo ottimista - non poteva altro che godere dell'idea di averne già, accanto, uno.
Ideale notturno Il tuo profilo è ancora un'ombra che resterà con me fino al mattino quando, spolpato ormai l'ultimo sogno, non resterà che l'eco della notte, gettata nella mischia della carne, senza pietà votata alla sconfitta
(Michele Onofri, in "Parole Respirate" (2005) ed. Il Filo)
Michele Onofri è un amico non comune, un amico di lunga data. In tanti anni, ormai più di quindici, ho avuto il piacere di condividere con lui molti dei suoi pensieri sulla vita, sull'amore, sulla notte e su mille altre cose che hanno appassionato e appassionano ancora oggi le nostre vite. Finalmente la casa editrice "Il Filo" ha regalato al pubblico la possibilità di essere un poco partecipi a questi frammenti di vita intensamente e voracemente divorata e vissuta. Quarantaquattro composizioni in cui ci si perde ora in una vena malinconica ma mai rassegnata, ora nella notte mai intesa come fuga dalla vita ma semmai come il suo trionfo, fino ad arrivare all'amore per le passioni carnali, quelle che non vengono mai risparmiate e che non cedono, non muoiono e - come ombre - non lo abbandonano mai. E vagare per le "strade senza sole" di questi versi è stato per me come - non me ne voglia l'autore se questo pare, e lo è, estremamente riduttivo - (ri)leggere tanti piccoli "Notturni" e sentire nella mia mente l'eco di quelle discussioni, accese e avvampate nei contenuti eppur così pacate e lievi nei toni, affrontate in quelle notti trascorse tra un whisky, un caffè e una (una?) marlboro rossa. Io sono di parte, lo ammetto: però voi che passate di qua avete due possibilità per approfondire la conoscenza di questo Autore e per lasciarvi andare nei suoi versi: Il primo è sintonizzarsi Venerdì 17 Marzo sulle frequenze di NUOVA SPAZIO RADIO che trasmette nel Lazio (88.150 MHz) tra le 21.30 e le 23, quando Michele sarà ospite del programma "La Luna e i Falò". Non siete nel Lazio? Nessun problema, perchè è possibile ascoltare la radio in ogni angolo del globo on-line in streaming andando sul sito www.nuovaspazioradio.it . La seconda è più scontata, ma senz'altro la migliore: acquistare il libro. Costa 12€ e Lo potete fare direttamente sul sito della casa editrice Il Filo, oppure scrivendomi in privato così vedrò cosa posso fare (e nel caso ve lo stiate chiedendo: no non faccio l'agente e non ho precentuali, sia chiaro!!).
It's Sunday afternoon and it's raining, I'm falling
No, non è vero: c'è vento, molto vento. A Milano non c'era un cielo così blu da secoli. Bello, però, immaginare che fuori piova, che non ci sia niente di meglio da fare oggi che rimanercene a casa io e te a far nulla.
Colour sections, pastel blue, an empty church, a movie queue And I'm falling Watching you moving around Taking the time To get a proper look It seems as though I've never really looked at you
In una giornata di festa, in una giornata di quiete, passare del tempo a guardarti nel tuo piccolo quotidiano. Appena svegli, cercare di darsi un tono dopo dolci battaglie notturne, ancora stanchi, ancora arruffati, mai sazi, senza chiedersi nulla se non perchè fare altro, perchè ho ancora questa fame.
Get up, put the kettle on, make us some tea I'm falling If we've got some biscuits left, please bring one for me, I'm just falling
O anche il caffè. Certo, il caffè, quello americano, quello che non riesco a bere con lo zucchero, quello che bevo senza metterci nulla, quello che tu bevi con due litri di latte infilandoci due biscotti per volta. Ma se ne avanza uno, passamelo, ti farò compagnia.
Spending the whole day in bed Wasting our time In such a gentle way We hardly need to say a word, it's just okay
Ricordo. Sì, mi ricordo. Ricordo quelle giornate. Ricordo i progetti finiti nel nulla perchè non c'era nessuna voglia di muoversi da quel letto. A far nulla. O forse sì: a guardarci e a sentirci. Era far nulla?
And already the sun has gone, and it's growing dark outside,
E' già sera? Guarda, ancora una volta, s'è fatta già sera, e non ce ne siamo nemmeno accorti.
I can see your face reflected in the red electric firelight, And our shadow is an embryo That slowly comes to life And as it moves across the wall It seems to feel the fire of living Growing stronger as it climbs To shiver in a blaze Across the ceiling
E riprendere, da dove avevamo interrotto. Non c'è una fine. Fammi solo respirare, fammi solo avere il tempo di riposarmi nei tuoi occhi e nel tuo respiro. E' di nuovo sera. Dove eravamo rimasti?
And the soundless crash of the sea Fills the room with the scent of the breeze And the waves break over The beach of our bodies As you reach your fingers out to me
Dalle nostre finestre forse non entrerà il profumo della salsedine, forse non ci sarà il rumore del mare ad accompagnare il ritmo del nostro divenire. Ci sarà la scoglio della nostra pelle su cui infrangersi e farsi male. Infrangersi e sentire poi il sapore di ciò che è rimasto addosso.
Why don't we take the whole of next week off work, We're falling You can say you don't feel well, you caught a cold or something, We're just falling We can get out of town Taking the time To let it all work out The hour glass is turning, every second counts
No, bisogna resistere anche ai sogni di metà marzo. I dolci sogni che regolano un'attesa. Ci sarà il giorno, ci sarà il modo. E se la clessidra avrà finito la sabbia sarà sufficiente girarla e farla ripartire. E nell'attesa sorrido. Nell'attesa sogno. Nell'attesa ti sogno.
I'm falling Moving around inside a dream today Falling for you in such a special way
Il sogno di essere, qua adesso e di vivere questa vita. Il sogno in mezzo al sogno che non sarà più sogno nel momento in cui, molto presto, accadrà.
Il solutore di sciarade passa le sue giornate guardando un foglio e delle definizioni. Deduce, incastra, risponde e risolve. E se non è così rimugina, si ferma, chiude la penna, ci gioca, pensa, si guarda intorno, riguarda il foglio e, trovata la chiave, combina i pezzi e per quanto sia complicato l'arzigogolo trova il finale. Eppure non basta. Non gli basta. Ce ne deve essere un altra, una successiva sciarada - non importa quanto difficile - ma ci deve essere, così che la sua sete possa decifrarne ancora. E' inquieto, il solutore. A gioco risolto gli manca sempre qualcosa, la soluzione è al contempo soddisfazione per la vittoria e pena per avere perso uno sfidante.
Il solutore di sciarade passeggia per le vie - del mondo, del suo paese, del web - e vede e incontra persone, le loro vite. Vive, s'incontra e relaziona. Lui domanda, s'interroga, esige risposte da sè stesso e dagli altri. Cerca i pezzi delle vite altrui e quelli della propria e a fatica - quando dolce quando insopportabile - prova a metterli insieme e infine li decifra e li compone. Eppure non basta. Non gli basta. Sembrerebbe che le lettere che ha sentito e i numeri che ha visto siano al loro posto, ognuno nei suoi spazi, ognuno col proprio significato. Invece deve esserci altro. "Chi sei? Cosa vuoi?". La quiete non è ammessa. "Non è vero che so chi sei e cosa vuoi da me". E se non c'è carta su cui scrivere rimane sempre la propria pelle. "Non è vero che ho capito chi sono e cosa voglio." Il solutore di sciarade vuole un'altra storia, vuole un'altra carta da decifrare. Senza gli manca l'aria. Senza potrebbe morire. Ma in ogni caso gli mancherà - per sempre - qualcosa.
la presente per comunicarLe che i miei nonni - e sono certo anche i Suoi -, a differenza di come fanno i Suoi adorati piccioni non mi hanno mai cagato sul davanzale delle finestre di casa. Con la speranza di ritrovarLa anche alla prossima edizione dello Zecchino d'Oro, La ringrazio delle emozioni che mi fa puntualmente vivere.
Prendi: costumisti di grido, uno dei più brillanti compositori contemporanei, per film e non, e magari uno dei più blasonati attori del nostro tempo. Prendi Dien Van Straalen (La ragazza dall'orecchino di Perla), Michael Nyman (Lezioni di Piano), Johnny Depp (devo citare?) e molti altri. La confezione che ne deriva è magnifica, esteticamente (quasi) impeccabile. Et voilà, The Libertine, storia della vita del Conte di Rochester alla corte di Re Carlo II, Gran Bretagna XVII secolo: parabola di un talentuoso libertino alle prese con vecchi vizi, nuove virtù e decadenze a dir il vero proprie e non particolarmente rare della cultura post-elisabettiana anglosassone. Tutto troppo bello, tutto troppo finto, anche nelle pose che vorrebbero essere più appassionate e irriverenti, l'estetismo dilagante regala freddezza ad un periodo e a una cultura che era tutto meno che algida, fredda e amante dell'estetica. E la vita del libertino è già scritta dopo poche scene, in modo scolastico e didascalico, coi suoi ripensamenti, le sue ricadute e i suoi contrappassi. E a far da padrone nel film è la confezione, nonostante sia una trasposizione di un apprezzato testo teatrale.
E l'eccesso di amore per l'estetica a scapito di tutto il resto pare che sia l'unico interesse dei cineast di oggi. E chi se ne vuole convincere in maniera ancora più evidente guardi pure Aeon Flux, a suo rischio e pericolo. Notevole la ricostruzione architettonica della città di Bregna in cui, nel 2415, vivono i sopravvissuti alla peste che nel lontano 2011 aveva spazzato via quasi la totalità della popolazione. Impeccabile in ogni vestito, compresi quelli da notte -se vestito si può chiamare -, Charlize Theron, magnifica. Perfetta anche in ogni suo gesto. Oltre a questo il nulla più totale, completo delirio confusionale: imbarazzanti dialoghi costantemente alla ricerca di improbabili frasi ad effetto, avvenimenti inspiegabili - visto che sempre umani sono, non alieni - , palle di ferro rotolanti che si comportano come fedeli cagnolini al richiamo della padrona, lame che tagliano e non feriscono e via così in una catena di event spassosamente demenziale.
Ma ormai il cinema, specchio fedele del mondo che lo partorisce, è pura e semplice questione di estetica: alla sostanza gli spettatori non sono interessati.