Milano, come tante altre città nel mondo, non è poi così distante dal Wyoming. Nemmeno dal Wyoming tra gli anni '60-'80. Stesse domande, stessi laceranti dubbi, troppo spesso stesse scelte. E i mandriani, in fondo, non sono nemmeno così lontani dagli uomini in carriera, dai colletti bianchi e dai project manager che affollano le vie del centro: vivono, s'incontrano, si amano. E scelgono un'altra vita e finiscono per rovinare quella propria (poco male) e quella altrui. Certo, a Brokeback Mountain la vita scorre più lenta, così senza happy hour né party cui presenziare né metropolitane da rincorrere può anche accadere che le relazioni clandestine durino anche vent'anni e che non si cambi "compagno di merende" a ogni piè sospinto, ma il principio è il medesimo.
Ah, Alma, povera Alma, da tutti derisa mentre la tua bimba chiede al papà di portarle un bel pesce, quello più grosso, e tu scopri, violentemente, di essere cornuta e forse mai veramente amata per quella che sei. Ah, Alma, vittima vera che non ha fatto niente per meritare un uomo che ha fatto finta di amarti "perché era giusto così". Però sei una eroina buona, e in fondo tu sei l'unica a salvarsi, almeno ti sei rifatta una famiglia tua, una famiglia vera. Quanto a voi, uomini duri, ve lo siete meritato. Avete scelto la finzione a oltranza per quieto vivere e la vita che avete ottenuto è stata tutt'altro che quieta. E ve lo siete meritato. Perché l'unica quiete è quella dell'animo. Hai voluto la fattoria, Ennis? Bene. Ma non c'è soluzione e non c'è redenzione, non c'è camicia dell'amante ammazzato e non c'è "Ti giuro" che ti potrà ridare la vita. Era l'unica che avevi, volevi esser quieto e hai perso.
Al pubblico fa effetto vedere due "cowboy" coinvolti in una appassionata e romantica storia d'amore, ma la forza di Brokeback Mountain sta anche nel fatto che una situazione del genere può essere traslata tale e quale in Milano centro come a New York, a Roma come ad Amsterdam senza fiumi né finti ritrovi per andare a pesca.
Così che sulle poltroncine delle sale di tutto il mondo si possano struggere e possano affogare tra mille pensieri e rimorsi tutti gli Ennis e i Jake in visione. E le loro mogli possano guardarli di soppiatto, chiedendosi se settimana scorsa quella riunione di lavoro ci fosse sul serio.
Nel servizio di un noto telegiornale nazionale, si dice che una eccezionale nevicata come quella che ha colpito Milano in questi giorni non si registrava dal 1985, quasi vent'anni fa. Mi chiedo se interrogata in materia la giornalista in questione difenderebbe l'inattaccabilità della sua affermazione arrogando il diritto, essendo letterata giornalista, di non esser tenuta a sapere la matematica elementare.
Diverse testate, tra cui Corsera e Libero.it, hanno riportato ed evidenziato gli importanti risultati ottenuti da Frau Ingelore Ebberfeld, sessuologa ricercatrice all'università di Brema, in merito alla differenza di significato del bacio per gli uomini e per le donne. Tali risultati, secondo la Ebberfeld e i suoi commentatori, sono evidentissimi: su 514 persone coinvolte nell'indagine, di età tra i 16 e i 91 (!) anni, a dire di baciare volentieri è stato il 56% delle donne contro il 44% degli uomini; durante l'atto sessuale le differenze in fatto di baci si minimizzano: il 9,7% delle donne e il 10,7% degli uomini non bacia mentre scopa durante il coito.Da tutto ciò Frau Ebberfeld ne deduce che "Le donne danno molta importanza ai baci, mentre gli uomini potrebbero farne benissimo a meno". Senza voler fare l'uomo di scienza a tutti i costi, mi permetto di fare due appuntini. 1) Il campione è formato da persone tra i 16 e i 91 anni. Visto che la ricerca tra le altre cose sottolinea come il bacio scateni tempeste ormonali, sarebbe stato il caso di dividere le età in categorie molto più specifiche e raffrontare uomini e donne poi nelle medesime fasce di età (e magari chiedere al/alla 91enne se si ricordava ancora cosa fosse un bacio appassionato). 2) Su un campione di 514 persone, la differenza tra il 56% (donne) e 44% (uomini) è francamente risibile, e non da nessuna autorizzazione a giungere a conclusioni come quelle sopra riportate. Ma Frau Ebberfeld non si accontenta: sostiene che le sue tesi siano supportate da un sondaggio condotto tra le prostitute. Queste solo in minima parte si fanno baciare e pertanto prova come per le donne il bacio sia considerato "sacralmente intimo". Manca tuttavia una medesima ricerca fatta su escort e prostituti: la Prof. Ebberfeld credo rimarrebbe stupita nell'avere da loro risposte non molto dissimili dalle omologhe colleghe. Insomma, per l'ennesima volta, cercando di avere un supporto "scientifico", si cerca di dimostrare che uomo e donna siano mondi a parte e quasi totalmente estranei, specie se si fa riferimento all'intimità e alla sessualità. Ho il timore che la comunicabilità fisica delle proprie sensazioni e di ciò che ne deriva sia molto più una questione di intelligenza personale e di profondtà di un rapporto che non biologica: ci sono uomini che passerebbero le loro ore a non far altro che baciare (non negatelo) e per i quali la ricerca di altro è una questione molto più psicologica dovuta al fatto che socialmente la conquista, anche sessuale, di una "preda" viene considerata conquista anche in ambito sociale. Detta in altre parole, se racconti in giro, tu uomo rude, che sei un grande amante delle ore passate a baciarsi su un divano, agli occhi del mondo fai la figura del pirla. Cosa che per le donne usualmente non accade (ma anche qua c'è da discutere sulle fasce di età). Per cui se il fine della ricerca è quello di venirmi a raccontare che che per le donne e per gli uomini il sesso può avere valenze diverse, ringrazio Frau Ebberfeld (52 anni ed una evidente menopausa galoppante) ma me ne ero già accorto da solo e nemmen vagamente. Se il fine invece è quello di dimostrare che uomini e donne sono biologicamente diversi in maniera tale da farsi piacere il baciare in maniera totalmente diversa (senza peraltro dimostrarlo coi numeri!) mi dispiace ma non la bevo. Ma visto che sono umano e tollerante offro una soluzione conciliante per affrontare e superare il problema: passerò il resto dell'esistenza a baciare persone del mio stesso sesso così non mi pongo il problema la prossima volta che capiterà di baciare qualcuna cercherò di sgombrare il campo dagli equivoci confessando senza pudori il mio amore per i lunghi baci infiniti ed appassionati. Non me la darà più, ma almeno mi sarò tolto la soddisfazione di contraddire queste nuove bio-sesso-puttanate. Limonate gente, limonate.
Ventnoir è in pausa. Ha messo lo stand-by. Ma non è colpa sua. La colpa (che termine adorabile, isn't it?) è tutta del suo pc, che non ne vuole sapere di vivere. Da un computer di fortuna, sul quale in mezz'ora si fa fatica a scrivere una singola frase, egli fa sapere di non preoccuparsi perché non è cambiato nulla. Ma proprio nulla. E che le sue peripezie - verbali, mentali o fisiche che siano - sono comunque incessanti e non perde occasione di dimostrarlo. E dice che nei quaderni da colorare, quelli dei bimbi, puoi sempre mettere un verde al posto di un rosso, un blu al posto di un rosa. E che tutto questo, l'insieme dei colori e il loro colpo d'occhio, sembra bellissimo. Ma che tutto questo non c'entra nulla, ma proprio nulla, con la realtà. E la maestra si arrabbierà. E chiamerà i genitori. Finché tutto non sarà come la maestra vuole. Con buona pace di chi aveva trovato per un istante - forse - dei colori migliori.
Sumirechan - o TQM, fate come volete - mi invita a scrivere un meme personale e io accetto. Forse anch'io sarò criptico per molti o con qualche ombra per taluni. Ma chi mi conosce bene sa benissimo di che sto scrivendo. Ne è venuto fuori qualcosa di lungo, spero di non annoiarvi eccessivamente.
Dieci anni fa - 5 Gennaio 1996 Dieci anni fa Ventnoir era iscritto all'università, secondo anno e due esami dati. Due, perché finito il Liceo non aveva gran voglia di darsi troppo allo studio. Avrebbe recuperato più tardi, ma all’epoca sembrava preoccuparsi più di farsi gli affari propri che non di altro. A inizio gennaio probabilmente stava ancora cercando di digerire i cenoni festivi e pensava che forse sarebbe stato il caso, almeno, di aprire i libri per darsi un tono. Dieci anni fa la vita sentimentale era alquanto piatta: il misero tentativo di flirtare con una tipa di cui apprezzava più il nome anglofono, il nobile albero genealogico, gli occhi azzurri e – diciamolo – il culo che le qualità intellettuali era stato messo da poco alle spalle con non troppo rammarico e nulla sembrava esserci all’orizzonte. Sembrava. Sette mesi più tardi Ventnoir sarebbe stato travolto da un fiume in piena, avrebbe scoperto le gioie e i dolori dell’Amore, avrebbe scoperto che la vita poteva avere dei colori luminosi e toni variopinti. E avrebbe scoperto di poter essere amato per quello che era, per quello che pensava, per quello che diceva e che non diceva. E sarebbe da quel giorno cambiato. Non per lei, ma grazie a lei. E senza quel 1996, oggi Ventnoir sarebbe soltanto l’ombra di sé stesso in una giornata scarsamente assolata.
Cinque anni fa - 5 Gennaio 2001 Mancavano due giorni a un passo fondamentale. Giusto o sbagliato sarebbe stato un passo fondamentale. Mancavano due giorni alla visita al laboratorio universitario dove Ventnoir avrebbe passato i successivi due anni. In cui imparò tante cose e ne dimenticò altre.
Imparò: le tecniche analitiche strumentali le tecniche di redazione scientifica le tecniche dei falsi sorrisi e delle strette di mano i modi per disfarsi della gente che non conta i modi per insegnare la scienza a chi non la conosce i modi per distruggere la propria vita privata. Dimenticò: la candida lievità della spontaneità il coltivare i rapporti con le persone l’intessere un sogno l’inseguire quel sogno il realizzare un qualsiasi sogno.
Anche l’estate del 2001 fu foriero di novità. Dopo un Amore finito Ventnoir s’impelagò per mari mossi. Si dice che i marinai avessero piacere a sfidare le tempeste perché una volta superate queste avrebbero avuto la soddisfazione di essere stati più forti anche di sua Maestà il Mare. Quel piacere Ventnoir lo toccò, lo visse e i segni di quella traversata sono ancora visibili nella sua pelle.
Un anno fa - 5 Gennaio 2005 Erano lui e due occhi blu (c’era di più, ma si dice che fosse un particolare da ricordare più di altri). L’epifania avrebbe regalato un altro ponte da passare insieme per poter parlare di quanto bello fosse stato il capodanno, i regali di Natale e tutto il resto. Era un momento così felice che… Che interrogato in materia Ventnoir non ricorda nulla. Si era talmente abituato, forse, alla tranquillità di affetti certi che si era dimenticato di ricordarsi che le giornate, che sia un 5 gennaio o un 7 di luglio o un 18 agosto o un insignificante 25 dicembre, per essere memorabili vanno vissute con la voglia di cercare il bello e il buono, e non con la inveterata certezza che tutto va bene perché non è successo niente di male. L’anno che seguì Ventnoir decise di scriverlo a pezzi su un blog, inutile scriverne.
Ieri - 4 Gennaio 2006 Ieri, 4 gennaio, è finita una bella settimana fatta di persone, amici ed affetti. Fatta di piccole e grandi soddisfazioni, di cose semplici e non per questo da lasciar fuori dal libro dei ricordi. Ieri, 4 gennaio, è finita la vita del nonno di Ventnoir. Ieri, 4 gennaio, egli ha ancora una volta fatto i conti col fatto che se esiste un istante di felicità questo deve essere immediatamente bilanciato da un suo contrario, nelle forme e nei modi più opportuni. Ieri, 4 gennaio, sua nonna gli ha raccontato che l’unica cosa di cui era convinta è che suo marito grazie a tutto quel che aveva fatto in vita le avesse dimostrato quanto le abbia voluto molto bene nonostante non lo avesse detto mai. E mentre parlava Ventnoir prese appunti e nel suo personale Libro di Cose da Fare prima di Morire scrisse, alla trentunesima riga di una pagina non numerata ma posta a metà di un tomo voluminoso, che non ci si dovrebbe mai stancare di dimostrare coi fatti ciò che spesso si vorrebbe dimostrare soltanto attraverso l’uso di abusate parole. A piè di pagina pose una nota che riportava quanto segue: “Già scritto in precedenza. Ripetere le cose importanti per non dimenticarsene non è mai perdere tempo”