[29/07/2005 @ 14:06]   [everyday life, books, random thoughts]

IL MARTIRIO DEL POI E IL COLORE DEL GRANO

Tutte le volte che accade nella vita di incrociare persone che meritano di essere incrociate mi ritrovo - per ore, giorni - a pagare il prezzo della felicità di averle incontrate, il martirio del "poi", che sia accaduto o che sia *solo* immaginato.
Eppure ci sarà sempre un poi, perchè nella malattia terminale chiamata vita di cui tutti soffriamo saremo tutti costretti ad arrenderci all'evidenza che le persone ci lasceranno o saremo noi a lasciare loro, che ci piaccia o no.
Poi ci capita per quieto vivere di chiederci se questo capiterà tra un mese, un anno, dieci, trenta. Il fatto che COMUNQUE accadrà tra cinquant'anni mi dovrebbe consolare?
Allora è un male incrociare la felicità? No, perchè la vita vale la pena che sia vissuta solo se c'è quella felicità da spartire, con il suo rovescio annesso: se lo scopo è quello di trascinarsi avanti fino alla riscossione dell'ultima busta dell'INPS, allora sarebbe più semplice e meno doloroso finirla subito, ora.
Fortunatamente esistono però persone che senza fare nulla - nulla se non essere ed esserci - ti fanno amare l'essere vivi, nonostante tutto, nonostante il male, nonostante il dolore, nonostante la vita.
Ah, piangerò. Non so quando, forse tra cinquant'anni,  ma piangerò. Sempre che non l'abbia già fatto e non me ne sia accorto. "Ah, piangerò", ripeté Ventnoir per ricordarselo.

"Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea:
"La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti siederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangerò'".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.

(Antoine de Saint-Exupéry "Il piccolo principe" - Dovrei anche ringraziare qualcuno, ma lo sa già)

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[26/07/2005 @ 22:51]   [random thoughts]

L'AVRESTE MAI DETTO?

Rubando da Laanan, mi diverto a fare il test (semel in anno licet insanire) e... et voilà, senza nessuna sorpresa, che carta dei tarocchi "thoth" sarò mai? (ok, la descrizione sottostante non è perfetta, però...)


LUST

LUST "passion, awareness, aliveness"

You exhibit an excitement and enthusiasm about life
as well as multi-faceted creativity. You have
the gifts of perception, extended vision,
insight, and intuition and display an eagerness
to display your full creative expression. You
have the ability to fully express yourself,
free of lies and masks and falsehoods. You can
overcome your fears using your creativity, as
shown by the woman on the card.

which major arcana of the thoth tarot deck are you? short, with pictures and detailed results
brought to you by Quizilla

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[23/07/2005 @ 16:06]   [everyday life]

SEGNALAZIONI: PUNTI DI VISTA

Da qualche giorno è attivo il "Joy Luck Club", il Circolo della Fortuna e della Felicità, blog comunitario tenuto dal sottoscritto, Mzsk e TheQueenMab: un tentativo (per ora vano invero!) di riversare su un'altra pagina un po' di buon umore e di belle cose. Ma chi d'altronde ha visto il film o  ha letto il libro da cui il blog ha preso nome sa di certo che al di là delle apparenze di titoli, nomi, sorrisi e grandi famiglie si nascondono, storie complesse, contorte, tristi, tragiche e a volte belle proprio perchè sono nate sulle ceneri di dolori sofferti. Non so cosa ne uscirà fuori, spero qualcosa di un poco più allegro, ma non si sa mai: al circolo della fortuna e della felicità, tra un tè e una partita a Mah Jong, non sai mai quali storie le persone attorno al tavolo saranno in grado di mettere assieme.

*****

Milano è una città per certi versi assurda. La odiano tutti, a parole, poi gli stessi sono - tutti - immancabilmente qua: a fare un aperitivo, a lavorare, a bazzicare i bassifondi di strade, quartieri e locali poco raccomandabili, a visitare una mostra, a perdersi tra strade non comuni durante una passeggiata e via così. Io appartengo alla categoria di persone che di questa città ama tutto, anche il famigerato smog, la nebbia che non c'è più (in città è rimasta una leggenda metropolitana da raccontare ai nipoti, bisogna andare in provincia per ritrovarne un po'), la sua velocità e la sua caoticità. Da qualche tempo c'è chi questa stupida-amata città la racconta, by night o by day, così com'è, senza additivi nè conservanti, come si leggerebbe sulle etichette dei prodotti più chic: è Milanobainait e ai milanesi piacerà. Agli altri una lettura farà bene anche solo per farsi un po' di sana buona cultura in materia di milanesità. Se vi state chiedendo perchè stia facendo della pubblicità gratuita a un blog altrui la risposta è presto detta: nella più coerente tradizione della Milano da bere, il tenutario del blog - blades - mi allungherà quanto prima una pingue mazzetta sottobanco. Non era ovvio?

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[20/07/2005 @ 03:09]   [random thoughts]

PENSIERI ESTEMPORANEI #1 (o forse # 1000)

Due persone - o più - che dialogano sono come due persone - o più - che scopano (*): se quando uno parla si ritrova davanti qualcuno incapace di ascoltarlo il dialogo non può che risolversi in mero esercizio per la lingua, anche se dice cose mirabili e splendide.
Parimenti il migliore degli amanti - bello, pratico e capace - non è nessuno e fa pessima figura se lui o l'altra persona coinvolta pensano di scopare da soli, anche tra le migliori lenzuola e le atmosfere più eccitanti (**).

(*) Feel free to choose the synonym you think is the most suitable: "trombare" "Fare sesso" "Far l'amore" "Fucking hard" etc..: most of the time, sadly, the choice doesn't depend on you.
(**) The author is perfectly aware that "naive" is the word that better fits in the circumstance. But there's quite a large number of people - men and women: it doesn't care - who still thinks I'm a romantic guy. Indeed.

#2

Sostiene Ventnoir che l'interesse per le persone che si incrociano nel corso della vita è direttamente proporzionale alla distanza che c'è tra queste o la loro vita e quella che si sta vivendo quando le si incontrano. Sarà curiosità?

Dorothy Parker, strepitosa scrittrice/giornalista/poetessa americana di metà secolo scorso, diceva che la cura per la noia è la curiosità, ma la cura per la curiosità non esiste.

Ora: se ha ragione lei, l'interesse per le altre persone è cura nei confronti della noia quotidiana? Se sì, la mia vita è davvero così noiosa? Se la risposta è no, c'è qualcosa che non va. Se è sì, comunque c'è qualcosa che non va.

Fatemi gli auguri.

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[13/07/2005 @ 22:11]   [random thoughts]

KEEP TALKING

For millions of years mankind lived just like the animals then something happened which unleashed the power of our imagination:
we learned to talk

Parlare: 1. articolare i suoni del linguaggio, pronunciare parole; 2. comunicare per mezzo del linguaggio, esprimere i propri pensieri e sentimenti attraverso le parole.

There's a silence surrounding me
I can't seem to think straight
I'll sit in the corner
No one can bother me

Capire: comprendere con la mente, intendere il senso di qualcosa.

I think I should speak now
Why won't you talk to me?
I can't seem to speak now
You never talk to me
My words won't come out right
What are you thinking?
I feel like I'm drowning
What are you feeling?
I'm feeling weak now
Why won't you talk to me?
But I can't show my weakness
You never talk to me
I sometimes wonder
What are you thinking?
Where do we go from here
What are you feeling?

Stiamo zitti. Zitti. Cerchiamo la vicinanza di persone che riteniamo care e non la chiediamo. Vogliamo un conforto e non lo chiediamo. Cerchiamo un abbraccio e non lo chiediamo. Incantati e immobili pensiamo sia un dovere che la gente a noi vicina ci guardi, ci scruti, prenda le chiavi della nostra testa, la apra, ci rovisti, trovi i cocci dei nostri pensieri e li aggiusti componendoli tutti nel modo giusto. Eppure non glielo chiediamo, non glielo diciamo noi se e come vanno aggiustati.
"Ma non mi ascoltano!" reclama dall'angolo, prossimo al K.O., il boxeur suonato "Non mi ascoltano!" la voce rabbiosa che gli spinge le lacrime agli occhi. Ma tra il pubblico pagante - gli invitati no, loro sono lì soltanto a godersi lo spettacolo - c'è sempre qualcuno disposto ad allungare il collo in mezzo alla gente comune, interessato, a gettare un occhio e un orecchio curioso, e si fa domande e vuole indagare. All'ennesimo "Non mi ascoltano!" si tira su il bavero del cappotto - ché fa freddo - e al gong che batte la fine del match se ne va tra la folla a cercare - forse - storie più interessanti da persone in grado di urlare.
Il boxeur, nel frattempo, rialzatosi a malapena dal tappeto si avvicina all'angolo dove l'allenatore, il suo psicanalista di fiducia, gli fa aria con l'asciugamano intriso di Lexotan e gli sorride felice: "Bravo ragazzo! Bravo!"

It doesn't have to be like this
All we need to do is make sure we keep talking

[credits: Pink Floyd. Thanks to: chiunque si sia preso la briga di parlare con me in maniera aperta e di urlare se necessario; chiunque mi abbia ascoltato con la necessaria pazienza; e chiunque verrà al loro posto]

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[10/07/2005 @ 04:00]   [everyday life]

GLOBAL? SI' GRAZIE

Avevo in mente - e stavo scrivendo - un post di quelli seri, di quelli lunghi, di quelli che danno a questo blog una parvenza quasi seria, ogni tanto.
Ma poi accadono delle cose che fanno passare tutto il resto in secondo piano.

Luglio 2005. Mi stavo accingendo a passare la serata andando al cinema, destinazione Europlex Bicocca. Mi ero convinto anche io a vedere le peripezie del pipistrellone più famoso del globo. Arrivato lì al cinema, però, avevo fame, e siccome l'Europlex è dotato di un piano intero dove sono recentemente nati come funghi locali di ogni genere e grado capaci di soddisfare ogni gusto mi avviai ad esplorare la zona, con lo stomaco che brontolava e che mi chiedeva di non impiegare troppo tempo nella scelta della destinazione.

Agosto 1998. Ventnoir passava le sue giornate come tutte nella stanza che condivideva in Mount Charles, a Belfast, con TQM e come tutte le sere aveva fame, molta fame. Alla Student's Union si pranzava alle 11.30 e i rumori della fame, quando veniva sera, arrivavano presto. Da subito però avevano trovato il luogo dove poter zittire quei rumori in maniera soddisfacente. Nulla di che, s'intenda: niente cucina da chef nè manicaretti da trattoria nostrana. Era una catena americana di sandwich, panini ripieni di ogni sano ben di Dio, nulla di fritto nè di unto nè di porcoso. Il bello era che potevo scegliere di tutto e il panino (enorme) lo facevo letteralmente io: volevo farmi un sandwich in cui il roastbeef era completamente annegato di cipolla? Si poteva fare. Volevo essere ligio alla mia dieta (quale?!?) e mangiarmi un panino con insalate di tutti i tipi e senza maionese? Fatto. Insomma, quasi tutto quello che volevo (no, il caviale non c'era).
Quella scoperta divenne una mania, così una sera sì e una no - e quasi tutte le domeniche a pranzo - il negozio di sandwich sulla Botanic Avenue era ormai la meta fissa dove togliersi al contempo fame e sfizi.
Da allora, tutte le volte che ho messo piede in territorio del Regno sono andato alla ricerca di quella catena che da me, in Italia, non c'era: sono andato alla ricerca di SUBWAY.

Salii la scala mobile e mi bastò girarmi di qualche grado per bloccarmi di colpo e accorgermi che tra i posti che avevano aperto c'era anche quello che ormai da 7 anni sognavo di vedere trapiantato in Italia e per il quale ormai avevo perso ogni speranza.
Subway è arrivato anche in Italia: il primo franchising ha aperto qua, a Milano. E i gentilissimi proprietari, coi quali ho avuto una amabile chiacchierata,  mi raccontano delle difficoltà avute nel convincere Subway ad aprire un franchising in Italia, del loro corso di formazione in Canada e di tante altre belle cose. E allora già che ci siete, magari se passate in zona, avete fame e avete voglia di un panino buono, fateci un salto e fatevelo raccontare di persona: è molto meglio che leggerlo qua.


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[06/07/2005 @ 00:59]   [random thoughts]

INCROCI MENTALI

In ufficio, le 16 appena passate: comincio a scocciarmi di navigare in mezzo alla carta e anche il mio cervello fa fatica a seguirmi. Ci manca poco che mi svaghi facendo aeroplanini con le cartine delle golia che mi sono mangiato dopo pranzo.
Ormai ridotto allo stremo mentre cerco faticosamente di mettere un poco di ordine, mi passa per le mani la scheda di sicurezza di un prodotto a base di toluilendiisocianato: al punto 11 - quello relativo alle informazioni tossicologiche - si legge che il prodotto, testato a contatto con l'occhio di un coniglio, ha provocato arrossamenti e tumefazione.
E - non curante di cosa passi per la mente dei miei colleghi guardandomi - mi metto beatamente a sorridere, sperando che stanotte non mi caschi in testa il motore di un aeroplano.
O forse no.

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[04/07/2005 @ 02:39]   [science]

LE COSE CHE NON VI HANNO DETTO

Di leggende metropolitane nel mondo alimentare/farmaceutico ne esistono tante, troppe e nel corso dei miei (inutili) anni di studio nei quali mi sono sudato la mia bella laurea (di quelle lunghe) ho avuto modo di incrociarne un po'. Tra i mie tanti sospetti  c'era anche quello della utilità presunta della Vitamina C nel combattere i raffreddori. Sono uno dei più grandi consumatori di fonti di vitamina C sulla faccia di questa terra (agrumi, meloni, ananas, peperoni, spinaci etcetera etcetera) eppure tutti i santi inverni che il Vostro Dio manda in terra mi ritrovo col raffreddore lì che mi aspetta come il casello di Melegnano per tutti i vacanzieri nordici di ritorno dal mare.
E una volta preso, non c'è vitamina C che me lo faccia passare, o quanto meno me lo allevii.

I sospetti sono stati confermati e supportati da una base seria, finalmente: tal Robert Douglas della Australian National University di Canberra ha raccolto i dati delle ricerche scientifiche in materia eseguite nell'ultimo trentennio. Bene, il risultato è che non esiste evidenza alcuna riguardo al fatto che l'assunzione di vitamina C abbia effettivamente un qualche beneficio per la cura/prevenzione dei raffreddori.

Per cui, quando quest'inverno dopo avere rumorosamente starnutito per l'ennesima volta qualcuno vi offrirà una stucchevole caramellina agli agrumi dicendovi che vi farà stare tanto - ma proprio tanto - meglio, potrete tranquillamente guardarlo dritto nelle palle degli occhi e rispondergli sonoramente: "Non dire cazzate, non serve a nulla. Me l'ha detto VentNoir".

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[VENTNOIR]
Agnostico, radicale, sognatore.
Ma, soprattutto, nero e senza zucchero.

Agnostic, libertarian, dreamer and - most important - black with no sugar.
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