[30/05/2005 @ 02:29]   [lucifer s garden]

CAN YOU HANDLE YOUR BODY?

Non v'è rimedio, noi poveri figli d'Adamo abbiamo da stare in continua guerra fino alla morte...
Dobbiamo pertanto trattare il nostro corpo come un cavaliere tratta un cavallo furioso...
Se vogliamo salvarci, e dar gusto a Dio, bisogna mutar palato: bisogna che ci piacciano quelle cose che ricusa la carne, e ci dispiacciano quelle che la carne domanda...
Sono gran nemici della nostra eterna salute il mondo e 'l demonio, ma il peggior nemico ch'abbiamo è il nostro corpo, perché è nemico che sta dentro la casa...
Leggesi nelle vite de' Padri antichi che vi era un monastero numeroso di Monache, le quali non gustavano né frutti né vino: alcune non prendeano cibo che da una sera all'altra; alcun'altre non si cibavano se non dopo due o tre giorni di rigorosa astinenza: tutte poi si vestivano di cilizio e sopra il cilizio dormivano. Io non pretendo ciò dalle Religiose d'oggidì: ma che gran cosa è che una monaca almeno faccia la disciplina più volte la settimana? che porti qualche catenella sulle carni fino all'ora di pranzo? che nel verno in qualche giorno della settimana, e nelle novene di sua divozione, non si accosti al fuoco? e si astenga da' frutti e da' dolci? E che nel Sabbato faccia il digiuno in pane ed acqua, o almeno si contenti d'una sola vivanda in ossequio alla Madre di Dio?
Il corpo quando gli son negati i gusti leciti, non avrà ardire di cercare gli illeciti.

["La Vera Sposa di Gesù Cristo - cioè la Monaca Santa" Opera dell'IllustrisS. e reverendisS. MonS. D. ALfonso de' Liguori, Vescovo di Sant'Agata de' Goti. In Venetia MDCCLXI nella Stamperia Remondini. Capo VIII. In "La cucina dei Monasteri" Sebastiana Papa - Il Formichiere 1979]

La disciplina con cui le monache gioisamente si flagellavano una volta o più la settimana

L'Enciclopedia Cattolica, nel 1953 (in Op. Cit.) aggiunge: "[L'uso della disciplina] crea un'abitudine di umiltà che prepara l'anima a grazie speciali del Signore essendo un pratico riconoscimento da parte del penitente di essere peccatore e di avere bisogno della misericordia di Dio offeso dai peccati...Tale castigo della carne deve però essere regolato dalla discrezione; bisogna procurare che il dolore si senta nelle carni ma non cagioni infermità, né impedisca beni maggiori...".

Ora, al di là delle considerazioni su queste abitudini in voga nei monasteri fino agli anni '50 circa - affari loro - vi confesso spudoratamente un mio "guilty pleasure", un piacere inconfessabile: il leggere della giovane monaca - o del giovane monaco - che si infligge la disciplina o porta le catene, le quali erano sovente dotate di gancetti acuminati perché si infilassero nella carne, mi manda piacevolmente il sangue alla testa.
Anzi, già che ci sono: qualora anche oggidì qualche laico peccatore/trice si sentisse in dovere di sentirsi più vicino al buon Dio misericordioso infliggendosi penitenza in tale maniera o similare, mi faccia pur sapere: sarò grato io stesso di avvicinarlo al Signore Iddio con tutto l'armamentario necessario e tutto l'amore possibile per la carne che ho.

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[25/05/2005 @ 22:59]   [lucifer s garden]

CAN YOU HANDLE LIFE?

DISCLAIMER: Ventnoir non è responsabile del contenuto dei siti linkati in questo post. Se lo fate, lo fate a vostro rischio e pericolo. Che nessuno si lamenti di cosa linko, vi ho avvisati.

Ogrish.com è un sito che disturba, e lo fa sul serio. E' il sito, tanto per capirci subito, dove apparivano - e appaiono tutt'ora - le versioni integrali dei filmati di tutte le decapitazioni operate e riprese dai terroristi di Al-Qaeda in Iraq: il TG ti faceva vedere solo il rito della condanna a morte? Ogrish ti faceva vedere il resto, senza un taglio, senza un commento. Ma Ogrish è molto di più. Il suo sottotitolo recita: "Can you handle life?", puoi affrontare la vita?, puoi guardarla in faccia e vedere quello che è nella vita quotidiana di qualche milione di persone? 
In questo sito si ammira il lato più cruento della vita: in dettagliate fotografie e meticolosi video rubati alle pattuglie di polizie stradali e ai pronto soccorso di tutto il mondo c'è tutto quello che una amcelleria a soggetto uomo può contemplare: non c'è nulla di psichico, è pura carne. Non un commento che faccia riferimento ad un dolore o ad uno stato d'animo. Solo e soltanto carne e sangue, meglio se sparsi o in stato di decomposizione avanzato.
Negli ultimi dieci giorni - ad esempio - gli updates hanno messo in bella mostra: esecuzioni, cadaveri utilizzati come trofei di guerra da varie fazioni, molteplici fotografie di differenti forme di suicidio e omicidio, ferite, crani spaccati e pezzi di cervello che - ripresi da diverse angolazioni - sono stati scagliati in tutte le direzioni possibili dopo fatali incidenti d'auto.
Fa schifo?
Sì, fa schifo. E infatti io stesso pur subendo il fascino per l'orrido, per il marcio, per le vite tragicamente spezzate, davanti a tanto sfoggio rimango interdetto.
La forza di internet, si dice (un altro sito sul genere è rotten.com, ma molto più ironico e scanzonato anche se le foto spesso sono le stesse con meno aggiornamenti): cerca quello che vuoi e trovi quello che vuoi. Tutto, nulla escluso. Giustificazione? "Hey amico, questa è la vita, che ti piaccia o no, succede tutti i giorni, a tutti, non te ne accorgi nemmeno, ma questa è realtà: can you handle?"

Sarà anche vero: io, però, anche se nel buio, nelle zone un poco più adombrate rispetto al comune, sui volti e sui corpi segnati (volontariamente o no), tra le anime inquiete, preferisco brancolare e "affrontare la vita" con chi ha ancora buone possibilità di avere il cervello ancora attaccato alla spina dorsale. Sai mai che così riesca a piangere, sorridere, incazzarsi, vomitare, gioire - non m'importa cosa - ed io con lui, lì al buio. Mi basta soltanto che sia vita.

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[23/05/2005 @ 00:49]   [music]

STAFFETTA

Laanan mi getta la staffetta e io la raccolgo al volo:

L'ultimo cd che ho comprato:
Una compilation di FuturePop comprata da Ricordi per la bellezza di Euro 4,90.
Potevo lasciarla lì? Un doppio CD che comincia coi Sigue Sigue Sputnik, passa per Assemblage 23, VnV Nation, Angels & Agony, Seabound e arriva ai Dust of Basement, Beborn Beton, L'ame Immortelle Diorama e i Covenant. No, non potevo lasciarla sullo scaffale.
Ho in ordinazione, però, "A beach full of shells" di Al Stewart in uscita il 21 giugno
Ultima cosa scaricata: un demo dei Patenbrigade: Wolff, side project dei Dust of Basement

Canzone che sta suonando ora:
dopo essermi sorbito Donnie Darko, è tutto il giorno che viaggia nelle mie orecchie Mad World, nel rifacimento fatto apposta per la colonna sonora.
Dannazione: riuscirò a farne a meno?

Una canzone che ascolto spesso:
tantissime. Nel corso degli anni però la canzone che ho ascoltato più spesso è sicuramente "Year of the Cat" di Al Stewart.

"...On a morning from a Bogart movie
In a country where they turn back time
You go strolling through the crowd like Peter Lorre
Contemplating a crime
She comes out of the sun in a silk dress running
Like a watercolour in the rain
Don't bother asking for explanations
She'll just tell you that she came
In the year of the cat ..."


Normalmente quando si fanno queste cose si getta la staffetta a qualcun'altro, tant'è che l'ultima domanda è sempre:

"Scrivi n nomi di persone che vorreste facessero questo test/meme/xyz"

Francamente i gusti delle persone che conosco li so già, per cui se qualcuno passa e vuol rubare faccia pure, buon divertimento.

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[20/05/2005 @ 17:28]   [music]

QUICKSILVER

In italiano si traduce "Argento vivo", comunemente lo conosciamo tutti come "mercurio", "quicksilver" appunto.
Chimica? No, musica. Perchè dopo quattro anni di attesa finalmente lo si può gridare ai quattro venti:

NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM:

HABEMUS OLDFIELD

Mike XXII, per l'esattezza, ma il disco si chiamerà un po' meno ecclesiasticamente proprio "Quicksilver".

Ammetto senza pudore che Mike Oldfield è l'unico artista di cui ho tutta la discografia completa, singoli idioti esclusi, e tutto originale (di Al Stewart me ne manca uno, mannaggia). Se decidesse di incidere delle pernacchie o il suo russare notturno io - senza tema - avrei pagato i CD a caro prezzo.
Anche riconoscendo i suoi alti e bassi: dagli strepitosi anni '70 di Tubular Bells (utilizzato - e anche per questo passato alla storia - come colonna sonora del film "L'esorcista") di Hergest ridge e del capolavoro mistico Ommadawn, per gli orribili anni '80 (Moonlight Shadow compresa, mi scusino gli amanti scriteriati dell'epoca), gli ispiratissimi anni '90 di Amarok, TB II, TB III e Songs of Distant Earth per arrivare al francamente scoraggiante inizio di nuovo millennio tra noiosissime e scontatuccie atmosfere chill out di Tr3s Lunas.

Dopo 4 anni ci riprova, per la gioia di tutti i suoi devoti fans, con - addirittura - un doppio CD: doppio perchè uno conterrà - e mi spavento - ancora musica di orientamento chill out e io del chill out non ne posso più. Come delle metafore nella prosa e del verso libero nella poesia: il loro abuso nei rispettivi generi mi ha fatto perdere anche il minimo interesse nei loro confronti. Al contrario, anzi, tendono ad irritarmi.
Il secondo conterrà musica elettronica techno-andante con atmosfere dark. E anche qua mi preoccupo, anche se il genere in sè mi piace e non poco: perchè sembriamo lontani anni luce dalla magia di Ommadawn, Amarok o più recentemente del Tubular Bells III. Però fecero tutti lo stesso ragionamento quando a 19 anni, nel 1972, andò in giro a proporre ai guru della discografia dell'epoca il suo Tubular Bells: "Ma dove vuole andare 'sto ragazzino a vendere delle suite rock-sinfoniche? Non interesserà mai a nessuno.". Ne vendette 20 milioni di copie, l'inizio delle fortune sue e della Virgin Records di Richard Branson. 

Per cui, provaci ancora Mike.

[la cover di Tubular Bells (1973) - On air il remix uscito come "single" 30 anni dopo, nel 2003]

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[17/05/2005 @ 00:04]   [music, everyday life, random thoughts]

SKY #4:                                           FULL CIRCLE

How many years
since you found yourself
staring at an endless sky?

Bella domanda: da quanti anni, io, mi ritrovo a fissare il cielo?
Trenta, circa. Tutti quelli che ho, tutti a sperare di trovarci qualcosa.
Finora ho trovato: impavidi aviatori, le storie che accompagnano il nome di ogni stella - dall'occhio del Toro, a Ibtal Jawza sotto la spalla di Orione - e tante persone comuni che, volando in simmetrie tutte loro,  raccontano le proprie. E io, notaio, per l'invidia scrivo, scrivo e scrivo.
E poi credendo di aver capito le tecniche del volo salpo da una nuvola e provo a scriver la mia.
E cancello.
Quindi cerco di nuovo, ritrovo altre storie, altre stelle, altre persone sempre più intriganti, sempre più affascinanti nelle loro molteplici forme (alcune straziate, sgraziate, affrante, altre ricamate, tornite, aggraziate, altre ancora sfatte, malate, morenti tutte degne di essere divorate).
E allora scrivo, annoto, e risalpo.
E trovando altre storie, altre stelle, altre persone, sempre più belle e sempre più affascinanti, cancello e mi riscrivo. E risalpo.

Poi quando piove mi fermo e mi rileggo: non so più se rammaricarmi di essere così imperfetto o esser felice del fatto che appena ripartirò ritroverò altre storie, altre stelle, altre persone in un moto circolare finché me ne sarà dato.
Tanto lo so. Eccome se lo so.

(...)

No need to fear
No need to worry
About years that passed
About time you lost
Live seconds as a lifetime
Time it does not matter

How many years
Since you found yourself

Staring at an endless sky...

[credits: VnV Nation - excerpt from "Endless sky"]

^::circular link::^

End of the Sky: Ventnoir has landed, for now

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[14/05/2005 @ 00:53]   [history, random thoughts]

SKY #3:            YET ANOTHER FLYING DEVILRY

“Ormai è quasi la moda del secolo, tutti i giornali parlano di loro. Chi mette a punto il proprio biplano per le ricognizioni in territorio nemico, chi affila le armi per far fuori il prossimo bastardo che passerà la manica. E poi loro, i pioneri dei voli transoceanici. Come quell’americano che è arrivato qualche anno fa a Parigi nel tripudio generale. E poi quell’altro, l’australiano, Bert Hinkler, che dall’Inghilterra è arrivato fino all'altra parte del mondo, in Australia.”

Da una vita guardava in su: a cominciare da quando era persa nel grigiore di Sheffield, uno dei simboli dell’Inghilterra industriale ma che aveva dalla sua un’università che brillava nel campo degli studi in ingegneria. E vi si era trasferita da Kingston upon Hull, qualche decina di miglia più a Est nello Yorkshire. Che impudenza. Loro non devono mica darsi all’Ingegneria, allo studio, alle arti. Sono cose da uomini. Chi vuoi che le sposi se perdono tempo in queste sciocchezze: le donne di buona famiglia preparano party e comprano fiori per i ricevimenti. E le altre, che imparino a preparare del buon porridge prima che nessun uomo se le voglia portare in casa loro.

E poi via da lì, direzione Londra, dove forse quelle pazze come lei – o come un’altra pazza che nella city già c’era, Virginia Woolf – avrebbero potuto condurre la vita che avrebbero voluto, non quella che gli altri avevano ritagliato male per loro.

Poi, da quando prese il brevetto da aviatore a 26 anni - nel 1929 – non aveva che una idea fissa: fare come quell’australiano, Bert Hinkler e soprattutto essere la prima donna a farlo. Ma come? I soldi non c’erano, chi avrebbe potuto essere così folle da voler finanziare una donna per i suoi capricci, le sue voglie sconsiderate da agiata signorina viziata. Dopo qualche mese di attesa il pazzo fece un passo avanti: il ricchissimo Lord Wakefield, passato alla storia per essere stato il più grande finanziatore di eventi motoristici nei primi trent’anni del secolo scorso. Finalmente, col suo patrocinio e quello più modesto di suo padre, era pronta a partire. Lei e Jason – l’aereo o forse il compagno o forse semplicemente il suo secondo nome – lasciarono la pista di Croydon il 5 maggio del 1930 e arrivarono a Darwin, Australia, il 24 dello stesso mese, dopo 11,000 miglia – 17750 chilometri.

Chissà che invidia avrà avuto una qualsiasi “Signora Dalloway” quando avrà letto sul giornale dell’accaduto. Chissà che sollievo per lei, l’aviatrice, non avere avuto party da cui fuggire o argute storielle da raccontare nel salotto delle signore. E poi – ve la immaginate sorridere? – vuoi mettere quanto sia divertente raccontare al Lord Fox di turno quanto piccola sia la sua Hall da decine di migliaia di sterline e quanto fosse insignificante il suo parco di cervi nei confronti degli oceani, dei deserti e delle foreste che tutt’insieme aveva potuto vedere?

Tornata in Inghilterra si dedicò ancora alle trasvolate intercontinentali prima di far parte della RAF durante la seconda guerra mondiale. E pilotando un Airspeed AS10 Oxford per condurlo da una portaerei alla base RAF nei pressi di Oxford, precipitò nei pressi dell’estuario del Tamigi.

Era il 1941 – un pessimo anno per le pazze donne d’Inghilterra – e il corpo di Amy Johnson non fu mai più ritrovato.

  

Amy Johnson in una rara, affascinante foto d'epoca

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[11/05/2005 @ 03:25]   [history, random thoughts]

SKY #2:                                SO THIS IS PARIS?

If I take the wings of the morning, and dwell in the uttermost parts of the sea...

78 anni fa Charles Augustus Lindbergh realizzava la sua idea folle: quella volata transatlantica che a bordo dello "Spirit of St.Louis" lo avrebbe portato dall'aereoporto Roosvelt di New York a  Le Bourget Aerodrome, nei pressi di Parigi. L'epica impresa, cominciata alle 7 e 52 del 20 Maggio 1927,  durò 33 ore e 30 minuti: tante ce ne vollero per coprire i 5.790 interminabili chilometri  che separano le due città.

Quei chilometri che oggi comodamente si percorrono senza sforzo mentre i passeggeri cercano di ammazzare la noia del volo tra snack, radio, walkman e film deficienti.
In otto ore e mezzo (circa).

Charles August Lindbergh (Michigan 1902- Maui 1974) riposa nelle isole Hawaii, dove ha passato gli ultimi anni della sua vita. [Un aquilone dallo stesso nome e dallo stesso amore per i voli impossibili riposa tra gli alberi dell'altopiano di Asiago, non si sa bene dove. Ma questa - forse - è tutta un'altra storia.]

Se prendessi le ali del mattino e abitassi le estremità del mare...

[copertina del The Rocky Mountain News pubblicata dalla Denver Public Library]

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[08/05/2005 @ 18:48]   [history, random thoughts]

SKY #1: DER ADLER VON LILLE

Inversione Immelmann: manovra aerea che permette di invertire la direzione di guadagnare quota. Il movimento parte con un mezzo loop; giunto all'apice, il treno invece di ridiscendere simmetricamente a come è salito si gira su se stesso riportandosi a testa in su e scendendo, allontanandosi dal loop, a pochi gradi di differenza rispetto alla direzione da cui è venuto.

Meno famoso di altri aviatori come Saint-Exupery o Manfred Von Richthofen - il celebre Barone Rosso - Max Immelmann nella prima guerra mondiale fu una celebrità. Poco più che ventenne, l’ingegnere arrivato da Dresda fu spedito in Francia dall’esercito tedesco e insieme al compagno di battaglie Oswald Broecke ideò e sviluppò molte delle allora nuove tecniche di battaglia aerea. Durante una di queste, l’8 giugno 1916, Immelmann fu ucciso da uno squadrone britannico sui cieli di Lens.

Indipendentemente dal ritenere geniale, giusta, interessante o controversa una azione di guerra, rimango sempre affascinato – e così sarà sempre – dalle persone fortemente e appassionatamente divorate dalle loro passioni. Quelli che cuciono sulla loro pelle le loro idee, magari folli, ogni tanto insensate, spesso non comuni. E che legano i loro destini alle vittorie e alle sconfitte che da queste derivano. A 26 anni Immelmann – “Der Adler von Lille”, l’aquila di Lilla – andava incontro alla morte cercando di abbattere il 18esimo aereo del suo personale score, e per questo cercava nuove manovre e sviluppava i dettagli dei suoi Fokker all’epoca ancora rudimentali e provava su di essi le sue nuove armi anche a rischio che il loro mancato buon funzionamento comportasse la perdita delle armi, dell’aereo e della propria vita (che non era raro accadesse a quei tempi).

Oggi, chi combatte per i propri ideali, giusti o sbagliati che siano, condivisibili o meno, paradisiaci o infernali, preferisce astenersi. E racconta agli altri che è meglio così, che è giusto così, che è saggio così: io, col più bastardo dei miei nemici, preferisco lottare nel fango magari per rimanerci annegato o magari per scoprire, esausto e senza più le forze neanche per levarsi la melma dagli occhi, che dopotutto in quel bastardo forse c’era del buono.

Modello di uno dei Fokker pilotati da Immelmann

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[VENTNOIR]
Agnostico, radicale, sognatore.
Ma, soprattutto, nero e senza zucchero.

Agnostic, libertarian, dreamer and - most important - black with no sugar.
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